Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia: programmi elettorali sulla scuola (2018)

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1. Coalizione, intesa e programma

Gli accordi politici sono spesso laboriosi, frutti di compromessi a coprire divergenze se non controversie vere e proprie tra gli aderenti. La realizzazione di una coalizione tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia per le elezioni politiche del 4 marzo 2018 ha richiesto energie e dialogo oltre le attese. E’ probabile che proprio la fatica di pervenire a un programma comune condiviso, e le frizioni che l’hanno accompagnato, possano aiutare a capire lo spazio riservato all’Education tra le priorità del programma. A fronte di temi centrali quali il fisco, le pensioni, l’emigrazione, l’euro e le politiche europee la questione scuola non è apparentemente al centro dell’attenzione: tuttavia per l’istruzione ci sono proposte condivise e posizioni delle singole forze, specifiche e di rilievo; alcune, in particolare, sono potenzialmente molto incisive pur nell’incertezza sulla loro messa in pratica.

In linea generale, cioè dei principi di riferimento nel trattare di questioni di scuola, anche se non formalizzati in manifesti elettorali, alcuni temi quali l’«aggiornamento e meritocrazia» al centro del dibattito sulla Buona scuola non potevano essere assenti se non altro per affinità elettiva. L’«azzeramento del precariato» è un obiettivo condiviso, soprattutto alla luce delle criticità esistenti nella gestione degli organici anche nelle prime fasi di applicazione della legge 107/2015. Peraltro già il governo di Silvio Berlusconi, con il ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini, aveva delineato un piano pluriennale per l’assorbimento dei docenti precari, non portato a termine per la conclusione anticipata della legislatura. Così il rilancio dell’istruzione tecnica e del collegamento scuola-lavoro, pur in assenza di linee operative, resta radicato nella cultura delle forze politiche di centro destra come testimoniano le scelte compiute a suo tempo, dal Ministro dell’istruzione Letizia Moratti.

Se si prendono in esame i punti chiave che sembrano far parte della prima bozza dell’accordo, come architrave per la sottoscrittura dell’intesa, si trova in evidenza la proposta avanzata dalla Lega del reclutamento regionale dei docenti, nel quadro di una riconsiderazione delle responsabilità dei governi regionali. Pur non escludendo che ogni componente, aldlà del programma di coalizione, abbia una propria agenda costruita nel tempo e inserita nelle proposte elettorali, i punti di convergenza sono elencati di  seguito.

  1. Revisione di tutti i trattati dell’Unione europea, in particolar modo quelli che regolano la moneta unica e il Fiscal Compact.
  2. Contrasto dell’immigrazione clandestina attraverso il blocco navale nel Mediterraneo per fermare gli sbarchi, hotspot in Libia e rimpatri di chi è in Italia senza documenti regolari. Reintroduzione del reato di immigrazione clandestina.
  3. Potenziamento dell’organico delle forze dell’ordine con investimenti anche su nuove strutture e mezzi. Utilizzo dell’esercito per il controllo del territorio e il contrasto alla criminalità di ogni tipo.
  4. Riforma complessiva della Giustizia con l’eliminazione dell’appello e norme più rigide sulla responsabilità dei magistrati.
  5. Riforma del sistema scolastico con l’introduzione dei concorsi per gli insegnanti a livello regionale.
  6. Revisione totale della Legge Fornero con innalzamento delle pensioni minime.
  7. Introduzione della Flat Tax (ipotesi di partenza 15%) con un sistema di detrazioni e deduzioni per evitare la bocciatura della Corte Costituzionale.
  8. Difesa dei prodotti del Made in Italy con particolare riferimento all’agricoltura, all’allevamento e alla pesca.
  9. Difesa delle grandi aziende italiane pubbliche, stop alla cessione di quote di partecipate e tutela dell’interesse nazionale su settori chiave come ad esempio le banche e le tlc.
  10. Avvio del dibattito sulla riforma costituzionale che introduca il presidenzialismo e rafforzi il potere locale delle Regioni che ne faranno richiesta, anche per dar seguito ai referendum autonomisti di Lombardia e Veneto.

La riforma del sistema scolastico con l’introduzione di concorsi per gli insegnanti a livello regionale tocca un aspetto di rilievo anche se le traduzioni, e le stesse interpretazioni, possono essere diverse. La gestione regionale dei concorsi nazionali è stata la scelta compiuta nel passato ma con forti criticità; l’incardinamento regionale del personale della scuola presuppone un ridisegno delle responsabilità del centro e delle regioni (l’esperienza della provincia di Trento dove tutto il personale della scuola è dipendente della provincia è un buon esempio). Gli sviluppi in corso relativamente alle aree di competenza attribuibili alle regioni potrebbero essere lo scenario per una svolta nelle politiche del capitale professionale.

Nella formulazione definitiva il programma della coalizione prevede 10 sezioni articolate ognuna in specifiche proposte. Nella sezione n.7 (Più sostegno alla famiglia) si trova il “Piano straordinario per la natalità con asili nido gratuiti e consistenti assegni familiari più che proporzionali al numero dei figli” e viene formulato l’ “Obiettivo di piena occupazione per i giovani attraverso stage, lavoro e formazione”. Nella sezione n.8 (Più qualità nella scuola, nell’università e nella sanità pubblica) riguardano la scuola i seguenti principi e proposte: “Più libertà di scelta per le famiglie nell’offerta educativa … Incentivazione della competizione pubblico-privato a parità di standard. Abolizione di anomalie e storture della legge impropriamente detta “Buona scuola”. Piano di edilizia scolastica. Centralità del rapporto docente-studente nel processo formativo. Sostegno all’aggiornamento e meritocrazia. Azzeramento progressivo del precariato”. Nella sezione n.9 (Più autonomia territoriali, migliore governo centrale) si trova un’indicazione che potrebbe avere un impatto di rilievo sul governo della scuola: “Modello di federalismo responsabile che armonizzi la maggiore autonomia prevista dal titolo V della Costituzione e già richiesta da alcune regioni in attuazione dell’articolo 116, portando a conclusione le trattative attualmente aperte tra Stato e Regioni”.

Per capire i termini dell’intesa è però opportuno ricostruire le posizioni dei singoli partner, cogliendone le peculiarità.

2. Forza Italia: i temi di ieri rivisti e nuove proposte

Forza Italia ha avuto responsabilità di governo nel passato e ha sviluppato le proprie posizioni sulla scuola sia con il Ministro Letizia Moratti, sia successivamente con Maria Stella Gelmini[1]. Della prima si ricordano gli anticipi e la valorizzazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale, della seconda la riforma del 2018 con i drastici tagli agli organici e la riorganizzazione del sistema[2]. Negli anni più recenti, in occasione delle elezioni politiche del 2013, le priorità per l’istruzione sono state: Autonomia delle scuole nella scelta degli insegnanti, negli organici e nella gestione efficiente dell’offerta scolastica e formativa. Valutazione di scuole, docenti e università al fine di favorire la meritocrazia. Avvio e sviluppo dell’agenda digitale nella scuola. Favorire rapporto scuola-impresa anche sostenendo i percorsi di formazione professionale, sul modello delle scuole tecniche tedesche. Inizio del percorso educativo a 5 anni”[3]. Le politiche per l’istruzione e per la formazione professionale perseguite negli ultimi anni in Lombardia dal governo di centro destra rappresentano le realizzazioni più articolate a livello regionale delle posizioni del liberalismo di Forza Italia.

Il programma elettorale 2018 ha trovato espressione in alcune documenti ufficiali e può essere approfondito con le dichiarazione di autorevoli esponenti.

a) Vecchie e nuove istanze sulla scuola

Oltre al livello della coalizione il programma di Forza Italia affonda le proprie radici nella cultura politica che ne ha ispirato la nascita e gli sviluppi nel tempo. Per l’appuntamento del 4 marzo le proposte per la scuola hanno piani diversi di elaborazione: quello complessivo di Forza Italia in cui alla scuola viene riservato uno spazio e quello specifico di settore in cui i dettagli sono forniti da Elena Centemero, responsabile scuola per Forza Italia, mentre l’esperienza della Lombardia, richiamata spesso, rimane sullo sfondo per alcune scelte caratterizzanti.

Il programma generale riprende temi di tradizione (“Più libertà di scelta per le famiglie, incentivazione della competizione pubblico-privato a parità di standard”), contiene la proposta di “abolizione di anomalie e storture della Buona Scuola” pur senza scendere nel dettaglio e include la previsione di un piano di edilizia scolastica. Si aggiunge, poi, come criteri generali, la centralità del rapporto docente-studente nel processo formativo, con un richiamo al sostegno all’aggiornamento e meritocrazia e all’azzeramento del precariato. Vediamo i singoli punti.

“… più libertà di scelta per le famiglie”: il modello lombardo fa scuola?

Il tema della libertà di scelta è di tradizione nelle forze politiche di destra e richiama un lungo, e travagliato, percorso della parità scolastica concluso, grazie alla convergenza di posizioni, con la legge 62/2000. Non si riprendono le misure specifiche per tradurre l’obiettivo in pratiche operative, anche se sullo sfondo c’è il dibattito e l’elaborazione condotta nei decenni precedenti.

Sul tema sensibile dei costi standard di sostenibilità[5], la formula proposta per un diverso regime di finanziamento, emergono ipotesi di convergenza. “Va riconosciuto alla ministra Valeria Fedeli il merito di aver rotto un tabù, prendendo in concreta considerazione, con la nomina di un Gruppo di lavoro ad hoc, il modello del costo standard di sostenibilità come criterio di finanziamento dell’intero sistema pubblico di istruzione, e raccogliendo così la proposta elaborata da suor Anna Monia Alfieri, con l’Università Cattolica, maturata anche tenendo conto di quanto si è fatto in Regione Lombardia per venire incontro all’esigenza di offrire alle famiglie una maggiore libertà di scelta»: così Valentina Aprea, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia, commenta la decisione della Ministra dell’istruzione di rompere gli indugi sulla questione non tanto del sostegno economico alle scuole paritarie quanto di un nuovo e diverso metodo di finanziamento del sistema educativo e pubblico nel suo complesso. Una valutazione sulla quale concorda l’ex ministra Mariastella Gelmini, a cui giudizio «è giunto il momento di rivedere il servizio pubblico operando una distinzione non più tra scuole statali e non statali ma tra scuole di qualità e scuole che non possiedono una qualità minima accettabile. Suor Anna Monia ha indicato una pista partendo dall’esperienza del sistema sanitario di Regione Lombardia: muovendo da lì parteciperemo al tavolo costituito dalla ministra Fedeli per estendere il modello del costo standard anche al sistema di istruzione». Intanto presso il Ministero il Gruppo di lavoro, di cui fa parte l’ex ministro Luigi Berlinguer, «può lavorare già nei prossimi mesi, prima delle elezioni politiche, su una ipotesi di lavoro largamente condivisa partendo da una proposta strutturata e da un’esperienza consolidata come quella di Regione Lombardia». Quanto all’attuazione concreta, prosegue Aprea, «si deve guardare alla prossima legislatura, ma in un’ottica di ricerca e ampia condivisione di un modello che valorizza la libertà di scelta delle famiglie tra scuole tutte ugualmente affidabili sul piano della qualità».

Il tema delle risorse finanziarie per  le scuole paritarie non compare in termini operativi nel programma elettorale ma viene accennato, non per un incremento di risorse, ma per un modello alternativo di finanziamento del sistema scolastico nel suo insieme, già esplorato a livello regionale. Proprio la Lombardia che non tarda a dichiarare, attraverso l’assessore all’Istruzione Valentina Aprea a TuttoScuola, «Più autonomia e costi standard per la scuola lombarda. Con una maggiore autonomia istituzionale puntiamo ad introdurre nell’istruzione una più ampia quota di sussidiarietà che consenta una ulteriore personalizzazione dei percorsi, una maggiore libertà di scelta delle famiglie, oltre all’adozione di costi standard. Regione Lombardia intende richiedere trasferimenti di funzioni e di risorse in materia di istruzione e formazione professionale per estendere il modello lombardo del sistema dotale (Buono Scuola, Dote Scuola, Dote Merito, Dote Formazione, Dote Disabili e Dote Apprendistato) a tutta l’istruzione statale e paritaria, introducendo il principio dei “costi standard di sostenibilità” come parametro per il finanziamento. Non si tratta di inventare nulla, ma di guardare alle buone esperienze italiane e internazionali come, ad esempio, a quella del settore sanitario dove, da anni, le strutture sanitarie pubbliche e private (sia profit che non profit) competono tra loro “ad armi pari”, ricevendo i finanziamenti pubblici sotto forma di un rimborso uguale per tutti sulla base della singola prestazione erogata. Relativamente all’ambito scolastico si tratterebbe di identificare il parametro “costo standard di sostenibilità” per studente e impiegarlo, in via sperimentale, come parametro di riferimento per il finanziamento della scuola statale e paritaria. Regione Lombardia sarebbe pronta a raccogliere la sfida!». Il modello lombardo sembra fare scuola come esempio di “competizione pubblico e privato“, altro cavallo di battaglia dell a tradizione liberale.

“… azzeramento del precariato”

Il problema del precariato nell’ambito della scuola è un tema trasversale a tutti gli attori in campo. Peraltro già in passato il Ministro Maria Stella Gelmini aveva previsto un piano graduale di rientro del fenomeno del precariato basandosi sul progressivo assorbimento dei docenti attraverso le sostituzioni del turnover. Una soluzione diversa è quella adottata dal governo di Matteo Renzi basata sull’espansione delle dotazioni organiche delle scuole nel solco della tradizione di crescita continua del numero di insegnanti e della contrazione del rapporto docenti/studenti, tradizionalmente più elevato dei valori medi dell’area OECD e del contesto dei paesi della UE[6]. Fin dall’apparire del piano della Buona scuola accanto all’apprezzamento per lo sdoganamento del merito e della valutazione si erano espresse critiche, la posizione di Forza Italia è chiara “… Si tratta anche in questo caso di non smontare quanto fatto dal governo precedente, ma di avere il coraggio di riconoscerne la validità e portarlo a regime. Certo, ci sono cose che mancano. Ci sono molte proposte eccessive, tra cui l`assunzione di quasi 20 mila docenti per più ore di sport, musica e arte. E` veramente questa una priorità, che costerà 700 milioni l`anno?”.[7]

“… abolizione di anomalie e storture della Buona scuola”

Più aderenti al contesto del momento sono le posizioni critiche nei confronti della Buona scuola e, in genere, delle politiche del governo. Scrive la parlamentare di Forza Italia Elena Centemero, responsabile di settore: “Nel programma di Forza Italia per la scuola rientra la necessità di rimediare alle storture del Piano assunzionale della Buona Scuola che ha creato solo nuovo precariato e ulteriormente segmentato quello già esistente precisando che “spetterà al governo di centrodestra affrontare e risolvere l’enorme mole di contenzioso e la sovrapposizione di situazioni creati dalla legge 107″. Specifica: “Dovremo inoltre ripristinare una effettiva continuità didattica e assicurare una assegnazione delle risorse che rispecchi i bisogni formativi delle studentesse e degli studenti. Tutto questo per riportare le studentesse, gli studenti e la qualità della formazione offerta loro al centro delle politiche per l’istruzione”. Quanto ai docenti, per la parlamentare azzurra “va ripristinato il vincolo triennale di permanenza, bisogna correggere i disastri del piano assunzionale della legge 107 e semplificare la chiamata diretta attraverso le reti di scuole. Vogliamo inoltre valorizzare la professionalità di docenti, dirigenti e personale amministrativo”.

Curriculum STEM

La deputata e responsabile Scuola e università di Forza Italia, Elena Centemero, è intervenuta nel dibattito relativo alla campagna elettorale per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo precisando: “Il programma per la scuola di FI ha tra i suoi punti qualificanti un grande piano per incrementare le competenze nelle scienze, nel digitale e nelle tecnologie: in una parola il curriculum Stem a cui sono strettamente connessi i lavori del futuro. Pensiamo inoltre a un’alternanza scuola-lavoro di qualità e al rafforzamento dell’apprendistato e del sistema duale”, si legge in una nota. “E’ necessario investire nell’orientamento verso gli istituti tecnici, le lauree professionalizzanti e gli Its per formare le professionalità del futuro”, aggiunge: “Per aumentare l’occupabilità di ragazze e ragazzi è necessario che la scuola sappia formare le nuove professionalità del futuro. Ma serve anche un orientamento più efficace. Sono necessarie figure che accompagnino studentesse e studenti, facendo loro da guida nel percorso formativo, esattamente come i ‘mentor’ negli USA”, dichiara la deputata di Forza Italia Elena Centemero. “Inoltre è indispensabile valorizzare la formazione e l’istruzione professionale facendo sì che fra i due sistemi, regionale e nazionale, ci sia più interscambio. – precisa la responsabile scuola e università di Fi – Intendiamo anche potenziare gli Its che offrono competenze ricercate dal mondo del lavoro. Per farlo c’è bisogno anche di un’operazione di marketing che consenta di contrastare l’idea che l’istruzione professionale sia di livello inferiore”.

La critica si estende anche alla sottoscrizione del contratto nazionale di lavoro per il personale della scuola. “È dal 2013 che il Parlamento ha chiesto al governo di predisporre la piattaforma normativa per i nuovi contratti nella PA. Ora, a fine legislatura, e a campagna elettorale iniziata, il rischio è che si proceda in maniera frettolosa e approssimativa”. Lo dichiara la deputata e responsabile scuola e università di Forza Italia Elena Centemero. “È fuori luogo, discutibile dal punto di vista etico e dannoso per l’intero comparto scuola e per il personale, chiudere un contratto atteso dal 2009 in una fase così delicata. La scuola e la professionalità dei docenti non hanno bisogno di mance elettorali”, conclude.

Equità e inclusione sociale

“La povertà educativa mina la competitività del Paese e compromette l’equità e l’inclusione sociale delle future generazioni. Povertà educativa, infatti, vuol dire per molte bambine e bambini non poter andare al cinema, partecipare ad eventi culturali o praticare sport, avere un rendimento scolastico inferiore e rischiare nel futuro di percepire redditi bassi e di soffrire di cattive condizioni di salute”. Lo dichiara la deputata di Forza Italia Elena Centemero, presidente della Commissione Equality and Non Discrimination del Consiglio d’Europa. “Per questo – prosegue – Forza Italia propone nel suo programma elettorale per la scuola un pacchetto di misure che vanno dal sostegno alle famiglie per il trasporto e la partecipazione alle attività culturali e sportive fino alla collaborazione tra Consigli di Istituto e Consigli comunali per mettere in campo strategie mirate contro le situazioni di disagio. Abbiamo di fronte una sfida che riguarda tutti i livelli istituzionali”.

“Obiettivo di piena occupazione per i giovani attraverso stage, lavoro e formazione”

Nella sezione dedicata al sostegno alla famiglia compare l’obiettivo della piena occupazione con l’indicazione dello stage, del lavoro e della formazione come strumenti da adottare. Non sfugge il contenuto decisamente ambizioso dell’obiettivo in un contesto di livelli di disoccupazione elevati e l’approssimazione delle misure indicate. Pur denotando la collocazione nel sostegno alla famiglia con una connessa concezione marginale della costruzione delle competenze, è da ritenere, comunque, che le esperienze di stage, vicine a quelle di alternanza scuola e lavoro, e gli interventi formativi chiamino in causa il sistema di istruzione e di formazione. Mancano traduzioni operative per rendere leggibile la proposta.

b) Osservazioni

“La riforma della scuola Renzi-Giannini è vittoria per la nostra tradizione”

La polemica politica contro la Buona scuola, da rivedere, non mette, tuttavia, a tacere il riconoscimento della convergenza su temi importanti. La presa di distanza riguarda l’erosione dei progetti iniziali, le realizzazioni distorte e parziale di principi condivisi. Rispetto al lavoro svolto dal governo Renzi-Gentiloni e al piano della Buona scuola, tratti di continuità vengono messi in evidenza. Scrive, con toni quasi trionfalistici, un’esponente di Forza Italia: “Alla fine il tempo ci ha dato ragione! Dopo anni di battaglie per risollevare un sistema educativo intorbidito dalla coda del ’68, ora anche la sinistra finalmente ha dovuto dare atto ai Governi Berlusconi di aver agito nella direzione giusta per riportare la scuola italiana ai fasti che merita”. E precisa: “Parole quali merito, carriera dei docenti, valutazione, premialità, raccordo scuole-impresa, modifica degli organi collegiali della scuola, sono state portate alla ribalta dal centrodestra, seppur subendo le censure e le aspre critiche da parte di sinistra e sindacati”. “Ora a sdoganarle ci ha pensato direttamente il Premier Renzi, leader del maggior partito della sinistra italiana, insieme al Ministro Giannini, un tecnico che proviene dal mondo universitario”. Per la verità iniziative in tale senso (premialità, valutazione dei docenti…) erano state tentate e avviate anche prima del Governo Berlusconi, anche se alcuni temi sono apparsi talvolta nelle intenzioni di governi progressisti (si veda il tentativo del Ministro Luigi Berlinguer), facendo progressivamente diventare trasversale la questione del riconoscimento del merito con l’interento di esperti e osservatori indipendenti (Pietro Ichino[8], Fondazione Treeelle[9], Fondazione Giovanni Agnelli[10], Damiano Previtali del MIUR[11]…).

Renato Schifani, ex presidente del Senato e al tempo capogruppo di Alleanza Popolare, già esponente di spicco di Forza Italia afferma: “E’ una grande riforma di centrodestra che abbiamo approvato governando col centrosinistra. In questo ddl ci sono alcune battaglie storiche del centrodestra, e in particolare di Forza Italia, come il rafforzamento dell’autonomia e del ruolo del Dirigente, l’organico dell’autonomia, la valutazione, l’alternanza scuola-lavoro”.[12] E sottolinea: “Purtroppo alcuni di questi punti, come il ruolo del Dirigente  Scolastico sono stati annacquati e solo metà delle assunzioni avverranno con il nuovo sistema. Un cedimento dovuto al PD e ai sindacati. Inoltre, su questi temi si poteva e si doveva fare di più, e questo rende l’intervento del governo diverso da quello che avremmo fatto noi. Ma non si può negare, e l’ho detto da subito, che alcuni temi siano condivisibili. Quello che, invece, non è affatto condivisibile è la decisione di porre la fiducia su un provvedimento così importante a causa delle perenni divisioni nel Pd”.

Per la verità c’è da osservare che i governi a guida Silvio Berlusconi non erano riusciti a dare una svolta nella direzione imboccata dalla Buona scuola anche quanto era prevista[13].

Versione ridotta della chiamata diretta

La convergenza con alcune scelte governative non nasconde, tuttavia, le diversità. Quanto previsto dalla Buona scuola e dalla legge 107/2015 sul tema della chiamata diretta dei docenti da parte del dirigente scolastico si rivela, a un confronto puntuale, una versione minore e depotenziata delle proposte e dei tentativi avanzati da Forza Italia nel passato. Se può essere considerata una ‘vittoria culturale della nostra tradizione’, è comunque una scelta che viene tradotta in legge e messa in opera, almeno inizialmente, contrariamente ai tentativi falliti di proposte di legge nazionale o di regolazioni regionali, avanzati da esponenti di Forza Italia.

Continuità e discontinuità della Buona scuola

Se positiva appare la messa a regime di riforme condivise, non è il caso di smontare quanto fatto dal governo precedente: occorre “avere il coraggio di riconoscerne la validità e portarlo a regime pur sottolineando qualche limite”. L’opposizione riguarda l’eccesso di spesa sugli organici (“Si esprimono dubbi considerando che si intendono assumere tutti i docenti nel 2015 per il solo fatto di essere nelle Graduatorie ad Esaurimento“) e l’indicazione si riferisce la metodo (“Forza Italia é certamente d’accordo con la trasformazione a tempo indeterminato di quei contratti annuali che da troppo tempo vengono rinnovati annualmente, a condizione che il tutto avvenga sulla base di un criterio meritocratico“).

Ultimo ma non meno importante, è il problema delle coperture economiche. “Se Renzi pensa di cavare un solo centesimo da nuove tasse, troverà in Forza Italia un’opposizione irriducibile. Infine poco chiaro appare l’iter. Consultazione per due mesi e poi? Quali gli atti per la concretizzazione? In definitiva: luci e ombre nel merito, ma una vittoria culturale per la nostra tradizione!”: afferma Maria Stella Gelmini, vicecapogruppo alla Camera[14]

Programma elettorale e la scuola

Il richiamo alla scelta educativa e alla competizione tra provider di servizi di istruzione, temi tipici della filosofia liberale e, al tempo, parte integrante della rivoluzioni liberale annunciata, non appaiono tradotti operativamente al vertice esplicito dell’agenda politica, anche se si rivolgono ad una costituency vivace e combattiva. La mancanza di un’articolazione di dettaglio, quali la rivendicazione dei costi standard di sostenibilità per il supporto alle scuole paritarie o l’incremento delle risorse il cui livello è rimasto fisso negli ultimi dieci anni, denota un ridimensionamento delle rivendicazioni centrali in passato a favore di uno schema di azione del tutto diverso.  Con la nuova legislatura ci potranno essere iniziative in questa direzione, anche tratte dell’esperienza lombarda.

A diversità dei programmi di altri partiti Forza Italia non rivendica un aumento delle risorse per l’istruzione, per cui non c’è una previsione espressa di aumento delle spese per la scuola e l’istruzione. Nel solco di una tradizione che aveva fatto della riduzione delle risorse nel settore dell’istruzione una delle linee politiche, apparentemente implicite ma sostanzialmente di grande impatto (tagli di Giulio Tremonti e Maria Stella Gelmini). Accanto al mettere in guardia rispetto a possibili aumenti di tasse per recuperare risorse, sono da considerare altre scelte prioritarie nel manifesto elettorale, quali la flat tax o il ricorso a criteri di costi standard alternativi alla spesa storica, le cui ripercussioni sui finanziamenti all’istruzione sono da tenere sotto osservazione.

Per concludere sembra uscito dall’orizzonte dell’agenda elettorale l’obiettivo tradizionale di abolizione del valore legale del titolo di studio.

3. Lega: nuovo statuto e nuove politiche?

La trasformazione della Lega Nord ha cambiato profondamente lo scenario: l’obiettivo della nuova Lega salviniana è “la pacifica trasformazione dello Stato italiano in un moderno Stato federale attraverso metodi democratici ed elettorali” in alternativa al “conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana”, come recitava il vecchio statuto. In questa ricognizione del programma elettorale sulla scuola si fa riferimento a documenti ufficiali, a dichiarazioni del leader Matteo Salvini e di Mario Pittoni responsabile per l’istruzione della Lega[15]

a) “Ampio spazio alla scuola

Come tutti i sistemi scolastici anche la nostra scuola presenta numerosi punti critici ed è naturale che un partito all’opposizione con l’ambizione di esprimere il premier per il prossimo governo trovi gli argomenti per contrastare le scelte compiute dai recenti governi e per avanzare proposte alternative in proprio. Il programma della Lega appare subito vasto e di largo orizzonte: azzeramento della riforma Fornero, aumento delle pensioni minime e assegno anche alle mamme, sostegno alla natalità, raddoppio delle pensioni minime di invalidità, asili nido gratuiti per tutti, incentivazione della competizione pubblico-privata per scuola e sanità, assegni familiari più consistenti in proporzione al numero dei figli. L’impostazione, secondo gli esponenti della Lega, vede il tema della scuola elaborato soprattutto dal punto di vista dei docenti, delle famiglie e dei territori, senza espliciti riferimenti di tipo culturale, filosofico o ideologico.

“La Buona Scuola … una delle prime leggi che cambieremo”[16]

In un clima acceso di contrapposizioni con enfasi sulle svolte radicali da imprimere, la scuola, anzitutto, finisce nel novero delle abolizioni e delle revisioni: “i primi interventi’ riguarderanno la cancellazione della Legge Fornero, la radicale revisione del regimi fiscale con l’introduzione della Flat Tax al 15%, lo stop all’immigrazione. una nuova legge sulla legittima difesa, le modifiche alla Buona scuola, la revisione del diritto di famiglia”.

In realtà la posizione sulla Buona scuola, cioè sulle politiche scolastiche di Matteo Renzi e di Gentiloni, è più sfumata e articolata. Matteo Salvini è ritornato spesso sulle criticità dei provvedimenti introdotti dalla Buona Scuola, come ad esempio per l’alternanza scuola-lavoro che potrebbe essere ampiamente revisionata (“L’alternanza dev’essere scuola-lavoro, non scuola sfruttamento. Troppe volte gli studenti sono coinvolti in situazioni che di formativo hanno poco o nulla. Vanno individuati percorsi che garantiscano qualità oltre che, ovviamente, congruenza fra alternanza e indirizzo di studi”). Mentre non rinnega, tacitamente, alcune opzioni della Buona scuola (“… la scelta di dare responsabilità, di premiare, di attribuire autonomia mi piace”), la critica colpisce alcune criticità della manovra di gestione degli organici (“Contesto che dal primo settembre stanno a casa 70 mila insegnanti che sono lì da 15 anni e si da precedenza a chi non ha esperienza”). Si rivela, tuttavia, ambivalente sulla gestione della transizione, proponendo, nel solco della tradizione che ha generato precariato, di sostituire il famigerato comma 131 della Buona scuola, il quale stabilisce che “i contratti di lavoro a tempo determinato… non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi”, negando a chi nel frattempo non ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato la possibilità di proseguire nella carriera, pur avendo maturato anni di esperienza che a questo punto rischia di andare dispersa. “Vogliamo restituire il sonno a decine di migliaia di precari che dal 2015 vivono un vero e proprio incubo”.

Il federalismo scolastico

Della Lega dei tempi di Umberto Bossi si ricordano le battaglie per il cosiddetto “federalismo scolastico”, la possibilità cioè che ogni Regione, sull’esempio tedesco, disciplini l’istruzione, ad eccezione dei principi generali per uniformare i livelli essenziali dei saperi nel territorio nazionale e fermo restando pure il principio di autonomia di ogni scuola. Reclutamento degli insegnanti e gestione degli organici delle scuole, fra le altre cose, dovrebbero essere competenza delle Regioni che potranno stabilire dei vincoli per evitare trasferimenti sgraditi.

Il tema è legato alla tradizione della Lega Nord, mai abbandonato ma mai realizzato anche dai governi di cui la Lega ha fatto parte. Con l’introduzione del federalismo scolastico e la competenza attribuita ai governi regionali si potrebbe, indubbiamente, generare una spinta per il miglioramento della qualità dell’istruzione. Stupisce che nessun governo regionale, quando è stata riconosciuta la competenza delle Regioni sull’organizzazione del servizio scolastico è entrata a sostituire il governo centrale. Va notato che anche la definizione dei principi generali e dei livelli essenziali di prestazione, nonostante i ripetuti impegni contenuti in legge, non ha mai avuto attuazione..

Il nuovo contesto definito dall’art.116 che al terzo comma che “permette particolari tipi di devoluzione di responsabilità alle Regioni virtuose e meritevoli”, ossia nel caso in cui le Regioni presentino dei bilanci in regola. Testualmente l’attribuzione di ulteriore autonomia può essere effettuata “purché la Regione sia in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio”. La previsione costituzionale di un regionalismo a geometria variabile, superando gli ostacoli del passato, apre scenari senza precedenti. I referendum sull’autonomia tenuti in alcune regioni hanno riportato in auge il tema e si tratta di vedere come si concluderanno i negoziati in corso con il governo centrale. Naturalmente in questa prospettiva lo stipendio dei professori verrebbe legato a quello dei funzionari regionali.

… stiamo lavorando al ‘costo standard di sostenibilità’ delle scuole”

Il senatore Mario Pittoni informa che “Stiamo poi lavorando al “costo standard di sostenibilità” delle scuole che, stando ad alcuni studi, potrebbe liberare parecchi miliardi da reinvestire in qualità”. La scelta è quella del pluralismo educativo: “Come ricordiamo nel programma elettorale, l’articolo 33 della Costituzione assicura ‘piena libertà’ alle ‘scuole non statali che chiedono la parità’. Le scuole paritarie e le scuole parentali sono un imprescindibile presidio sussidiario della formazione e garantiscono, d’intesa col sistema pubblico, il pluralismo educativo”. Il tema si riferisce a possibili innovazioni nel sistema di finanziamento del sistema pubblico di istruzione[17].

… il domicilio professionale per risolvere il problema della mobilità degli insegnanti”

La regionalizzazione del servizio di istruzione previsto nel programma della Lega porterà alla gestione del reclutamento degli insegnanti, e quindi dei concorsi e delle graduatorie, da parte delle singole regioni secondo un disegno di legge già presentato nel 2009. In questa ottica viene proposto il concetto di “domicilio professionale” dei docenti (ogni insegnante sarebbe libero di scegliere in quale Regione proporsi per diventare di ruolo, evitando così di essere soggetto a trasferimenti più o meno forzosi). Realisticamente si prende atto che le remunerazionii attuali degli insegnanti non consentono di gestire trasferimenti di centinaia di chilometri.

La Lega condivide la progressiva stabilizzazione del personale abilitato precario, ma critica le modalità con cui questo è avvenuto per il livello molto elevato di avvicentamento nelle classi (“Con la “Buona scuola” il valzer delle cattedre è triplicato. Nel 2016 250 mila insegnanti, quasi un terzo dell’intero corpo docente, si sono spostati, mettendo in difficoltà 2 milioni e mezzo di studenti (meno continuità didattica si traduce in più fallimenti scolastici)“. La soluzione per la Lega è il “domicilio professionale” di ispirazione europea, che è indipendente dalla residenza. “

Mario Pittoni, responsabile scuola, aggiunge alle altre proposte anche l’intenzione del suo partito di riattivare i PAS (Percorsi abilitanti speciali) per i docenti non abilitati. In realtà l’apertura di soluzioni ad hoc per singole categorie di personale docente, una modalità ricorrente nel passato, ha rappresentato spesso la risposta ad aspirazioni e interessi particolari, contribuendo a stratificare la situazione e a creare ingorghi normativi, terreno fertile per controversie e ricorsi. E’ probabile che la misura contenga un elemento di raccolta di consenso, proprio del periodo elettorale.

“… asili nido gratuiti per tutti”

Il tema degli asili nido viene affrontato dalla Lega in più occasioni tramite gli interventi del suo segretario. “In Italia nascono sempre meno bambini nel 2015 solo 488.000. Cosa può fare la politica? Ad esempio approvare finalmente le proposte di legge 2163 e 426 della Lega[18], che prevedono asili nido gratis, come in Francia, e la costruzione di 1.000 nuovi asili in aree pubbliche dismesse, trovando spazi per 28.000 bimbi, e creando 10.000 posti di lavoro”: scrive su Facebook il segretario federale della Lega Matteo Salvini (11 luglio 2016, 11.30) accompagnando la proposta con l’indicazione delle fonti di finanziamento (“Abolisco la legge Merlin e con gli introiti della tassa sulla prostituzione investo negli asili”).

b) Osservazioni

Nei giorni roventi della campagna elettorale non è facile distinguere le affermazioni di carattere generale che riguardano la visione di medio e lungo periodo, dagli interventi sui dettagli che hanno una coloritura concreta, ma possono anche essere posizioni congiunturali. Tralasciando le indicazioni relative ad aspetti specifici alcune osservazioni si possono fare sia sulle prospettive di lungo periodo sia sulle soluzioni immediate e più puntualmente precisate. Nel primo caso si tratta di esaminare la plausibilità delle proposte, nel secondo caso sono riflessioni sulla fattibilità delle indicazioni elettorali.

Il federalismo scolastico

In un Paese che registra alti livelli di disomogeneità nel servizio scolastico, l’ipotesi di una regionalizzazione della scuola può essere una strategia per dare maggiori responsabilità ai governi regionali per una presa in carico diretta delle sorti delle proprie scuole, con l’effetto di accrescere l’attenzione e l’impegno attraverso efficaci politiche pubbliche. Occorre aggiungere due caveat. In primo luogo le esperienze realizzate nelle regioni autonome non rafforzano una ipotesi di positività: documentano allo stesso tempo potenzialità e criticità della regionalizzazione. In secondo luogo problemi di carattere generale, come le politiche per le professioni educative, richiedono scelte precise a livello nazionale.

Il programma elettorale e la scuola

E’ difficile prevedere che cosa avverrà in caso di messa in pratica delle politiche generali del programma della Lega. In particolare il nuovo regime fiscale che appare come uno dei punti indifferibili esige di essere testato, aldilà delle ragioni dei sostenitori. E’ giustificato chiedersi se ci potranno essere ripercussioni per l’istruzione, uno dei settori di maggior impegno di risorse pubbliche.

La presenza dei servizi per la prima infanzia e la loro gratuità

La gratuità dei servizi per la prima infanzia è una ragionevole prospettiva per una realtà che è in evoluzione. Siamo ancora distanti dalla realizzazione adeguata agli obiettivi europei fissati, è siamo ancor più distanti da una loro generalizzazione, almeno nel breve periodo. Rendere accessibili gratuitamente le opportunità educative e di cura per la fascia di età 0-3 non può che essere un corollario di una strategia complessiva capace di far lievitare in misura significativi i posti nei servizi.

Data la varietà del livello di copertura del servizio passando da una regione ad un’altra, ma anche da una città ad un’altra nella stesse regione, appare prioritario riflettere sulle strategie esistenti o da mettere in campo per creare un’offerta di asili per tutti. In termini quantitativi si è molto distanti da quella meta.

La mobilità dei docenti

Se in periodo elettorale prendere le parti dei docenti incappati nelle criticità del regime di gestione degli organici della scuola può apparire comprensibile, più discutibile è la semplificazione dei problemi con delle proposte, apparentemente semplici e plausibili, in realtà carenti di analisi di base che fungano da supporto per il varo di specifiche misure. La mobilità dei docenti è parte di un sistema di vincoli e di regolazioni. La semplificazione del problema non ne rende più probabile la soluzione.

Senza un approfondimento dello stato dell’arte dell’intera politica per gli insegnanti, diventa difficile capire i nodi del capitale professionale della scuola italiana. Lo squilibrio del mercato del lavoro tra Nord e Sud e la disomogeneità nella scelta dell’insegnare come professione per la vita concorrono a creare una situazione difficile da governare. Rendere facile la mobilità presenta numerosi rischi, come la non accurata ed efficace preparazione del docente necessario. Da questo punto di vista la costruzione sociale, culturale e politica, della professione docente è da smontare pezzo per pezzo per poter ragionarci su e cercare le vie al miglioramento, settore per settore.

4. Fratelli d’Italia

Apparentemente senza infamia e senza lode, i temi proposti da Fratelli d’Italia (Fd’I) sono nel solco di una tradizione attenta alla scuola come istituzione per la nazione. Giorgia Meloni, leader dei Fd’I, da ministro della Gioventù lanciò nel 2009 un messaggio agli insegnanti: “Il compito della scuola è quello di educare, oltre che di istruire. E a questo compito non si può adempiere solo ragionando in termini di medie aritmetiche, statici parametri di valutazione o modelli teorici. Occorre dunque che la scuola sia anche in grado di intervenire in soccorso dei più fragili, e, perché no?, di premiare chi anche all’ultimo minuto ha dimostrato di saper rimediare alle proprie carenze. Sarebbe estremamente riduttivo pensare che il ruolo della scuola sia esclusivamente quello di affibbiare una valutazione numerica ad una prestazione scolastica, senza aggiungere nessun’altra considerazione“.[19]

Prima di altri attori Fratelli d’Italia ha reso pubblico un programma puntuale sui diversi aspetti formulato come elenco di voci di dettaglio, secondo un format diffuso nelle campagne elettorali[20]. Oltre alle affermazioni in interviste di Giorgia Meloni si riportano anche dichiarazioni di Laura Marsilio, responsabile di settore.

a) “Costruire il futuro partendo da scuola e università”

Il documento di programma si apre con alcune affermazioni di base sui valori, sugli orientamenti e sulle prospettive riguardanti l’istruzione. A partire dal confronto con il passato: “L’Italia”, si afferma, “deve ripensare il suo sistema educativo: la scuola e l’università devono tornare ad occupare quel ruolo centrale di formazione della persona che fa di esse un fattore insostituibile per lo sviluppo culturale e professionale della Nazione”. Proseguendo con un richiamo all’uso funzionale delle risorse (“Nel campo della scuola, è necessario razionalizzare gli investimenti pubblici per garantire che le risorse siano realmente impiegate per la formazione costante dei docenti e per la sicurezza degli istituti scolastici, che immaginiamo come poli culturali e aggregativi per il territorio in cui sono inseriti, aperti anche oltre l’orario didattico”). I tempi lunghi sono segnalati come criticità del nostro sistema di istruzione (“E’ fondamentale ridurre il tempo ancora eccessivamente lungo, rispetto agli altri Stati occidentali, per il conseguimento dei titoli professionali, che rappresenta un grave svantaggio di competitività per la nostra nazione”). Occorre, prosegue il documento, “Rafforzare il legame tra sistema formativo e impresa e rivalutare la cultura umanistica, che costituisce uno dei più importanti strumenti di crescita culturale dell’Italia”. In questa prospettiva Meritocrazia, valutazione, trasparenza, qualità e innovazione devono essere le parole d’ordine da declinare in tutti i settori in cui si articola il nostro sistema di istruzione e formazione, per costruire una società fondata sulla conoscenza, sulla cultura e sull’educazione”.

Le scelte per l’istruzione

Le proposte per quanto si riferisce all’istruzione sono diverse, ma di rilevanza, seppur senza una chiara gerarchia. Toccano aspetti importanti del sistema, dall’autonomia (Riavviamento del processo di autonomia amministrativa e finanziaria delle istituzioni scolastiche e universitarie e coniugarlo con seri criteri di responsabilità, per assicurare una gestione delle risorse più oculata e più attenta ai bisogni delle strutture”, alla valutazione e aggiornamento del personale, dall’ampliamento dell’orario scolastico all’interazione sul territorio (“incentivazione dell’apertura delle istituzioni scolastiche e universitarie oltre l’orario didattico, rilanciando accordi e convenzioni con associazioni sportive, culturali e del terzo settore, anche in sinergia con gli Enti locali, per sviluppare attività rivolte agli studenti, alle loro famiglie e al territorio”).

Nel quadro del potenziamento dell’educazione motoria e sportiva sia nella scuola primaria sia nella scuola secondaria di primo e secondo grado” perchè “allo sport deve essere riconosciuto il fondamentale contributo che esercita come strumento di inclusione e crescita sociale dei giovani e di insegnamento a seguire un corretto stile di vita” una proposta specifica riguarda la previsione di ricorso a personale specializzato, laureato al IUSM, nel quarto e quinto anno della scuola primaria.

L’edilizia scolastica è inclusa con la sottolineatura della necessità di accelerare l’utilizzo dei fondi (Attenzione al problema della sicurezza di tutte le strutture scolastiche, rendendo immediatamente disponibili i fondi destinati all’edilizia scolastica già stanziati e non ancora spesi ed escludendoli dal patto di stabilità”).

Per quanto si riferisce ai docenti si propone la “implementazione dei sistemi di valutazione e di aggiornamento culturale e professionale della classe docente, per permettere ai professori di svolgere al meglio la propria funzione educativa, strategica per lo sviluppo dell’Italia”. La valorizzazione della professione docente è ribadita esplicitamente (“affermazione della centralità della funzione docente nella società della conoscenza”), rilevando l’inadeguatezza della situazione attuale (“Il sistema oggi non è in grado di appagare le aspirazioni delle forze positive presenti nella scuola e nell’università”) “con il grave rischio di frustrare le legittime aspettative e di allontanare  dalla professione i migliori talenti”. In questa ottica si ritiene necessario “costruire un sistema più efficiente di progressione della carriera del personale docente, pena la dispersione del capitale umano e professionale, indispensabile per raggiungere adeguati livelli di qualità nel processo educativo”.

” … le forti criticità della Buona scuola”

Fratelli d’Italia si unisce alla critica sulla Buona scuola e scende in campo per il referendum abrogativo di alcuni articoli della legge 107/2015. Afferma Laura Marsilio, responsabile del dipartimento Scuola: “Siamo convinti, infatti, che questa legge presenti delle forti criticità che stanno peggiorando la situazione delle scuole italiane. In particolare, vogliamo abrogare la chiamata diretta del docente da parte del dirigente scolastico, la facoltà del dirigente di premiare con un bonus a sua discrezione gli insegnanti presuntamente meritevoli, il finanziamento privato alle singole scuole”[21]. Criticata è l’obbligatorietà dell’alternanza scuola-lavoroper la deriva in corso (“… le scuole sono abbandonate nella gestione di questi accordi con le imprese private e l’alternanza si riduce a mero reclutamento di lavoro minorale a zero costi per l’azienda”.

“Asili nido e … pacchetto famiglia “

Oltre che essere a fianco degli insegnanti rivendicando una valorizzazione professionale Fd’I propone un’azione per la famiglia (Piano per la natalità) che include un intervento specifico sui servizi per l’infanzia. Si tratta di aumentare la copertura degli asili nido gratuiti con orari di apertura “fino alla chiusura di negozi e uffici” e un sistema di “apertura a rotazione” a supporto di madri che lavorano. Punti che si aggiungono al “reddito d’infanzia” proposto dalla Meloni, cioè al rafforzamento delll’assegno di natalità destinato alle famiglie meno abbienti, portando il contributo a 400 euro al mese per tre anni, più congedo di maternità e parentale fino all’80% e fino ai sei anni del bambino, oltre a “progressiva eliminazione dell’Iva sui prodotti dell’infanzia come pannolini e latte in polvere”.[22]

Il Piano per la natalità: «È il primo tema che abbiamo posto nella coalizione di centrodestra, ed è il primo punto del programma di Fratelli d’Italia. È nel programma e lo faremo, se andremo al governo» con una stima dei costi da affrontare (“Può arrivare a 15-20 miliardi di euro, ma abbiamo studiato coperture per 25, per coprire gli sforamenti”)[23].

I costi sono identificati: Gli asili nido gratuiti, 1 miliardo e mezzo di euro, e l’estensione dell’orario 500 milioni; un altro miliardo l’estensione del congedo parentale, coperto all’80% dal secondo figlio, e con equiparazione dei lavoratori autonomi; gli incentivi a chi assume neo-mamme, 1 miliardo; e mezzo miliardo per togliere l’Iva sui prodotti per la prima infanzia. il ‘reddito d’infanzia’… Sono 11,5 miliardi. Più altri 4, se si estendono i 400 euro al mese fino ai 18 anni del figlio, nel caso di famiglie con due o più figli e redditi molto bassi, fino a 15mila euro annui”.

II costo complessivo delle misure richiede almeno 20 miliardi di euro. “La previsione di una copertura per 25 miliardi: 7 dall’assorbimento, nel reddito d’infanzia, della spesa per assegni familiari e altri sostegni alla genitorialità, 3 , 4 dai 5 che si spendono per l’accoglienza dei migranti (vista la riduzione dei flussi), 7 possono arrivare dallo sblocco all’utilizzo del contante per i pagamenti, ora fermo a tremila euro. (Ne deriverebbero maggiori consumi e introiti fiscali per lo Stato). In più, si potrebbe apporre una tassa del 10% a chi fa acquisti cash sopra i 5mila euro e valorizzare la proposta del procuratore di Milano Francesco Greco sulla voluntary disclosure della ricchezza liquida nascosta, stimata in 150 miliardi, che non sia frutto di reati, 2 miliardi possono arrivare dal riordino delle aziende partecipate (secondo le stime del Piano Cottarelli) e altri 2 dal contrasto all’evasione fiscale dei grandi gruppi”.[24]

b) Principi, proposte e realizzazioni

La progettualità di una forza politica con dimensioni contenute deve affrontare il problema di come far avanzare le proprie proposte e di come assicurarne la realizzazione. Questo impone alleanze, condivisioni, concertazioni e compromessi. Allo stesso tempo le costituencies sono da prendere in cura con gli interessi collegati. Il Piano per la natalità ha una sua specificità e, allo stesso tempo, affronta un problema reale per la società italiana e per il suo andamento demografico. Al di là dei dettagli della proposta il tema del piano per la natalità è inserito nel programma della coalizione (Piano straordinario per la natalità con asili nido gratuiti e consistenti assegni familiari più che proporzionali al numero dei figli). Appare pertanto plausibile che la questione entri e rimanga in agenda di un governo di cui faccia parte Fratelli d’Italia, anche perché presente, in forme diverse, anche nel programma di altri attori.

5. Considerazioni

Il quadro che emerge dal programma della coalizione – Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega – riguarda la scuola sia per alcune indicazioni dirette sia per le implicazioni che le scelte di carattere generale (tassa piatta, abolizione/revisione della legge Fornero, euro…) potranno avere sull’istruzione.

a) Le ripercussioni delle politiche generali sull’istruzione

Il quadro generale della finanza pubblica che è sotteso ai diversi programmi ha implicazioni dirette sulle proposte per la scuola soprattutto quando sono previste spese aggiuntive significative, mentre solo indirettamente potrà influire sulle misure di riassetto o di riorganizzazione che sono ‘a costi invariati’. In questo contesto va richiamata l’attenzione su alcune di scelte di politica generale.

In primo luogo gli interventi di modifica o di ‘azzeramento’ della legge Fornero interesserà i docenti e il personale della scuola, in parte già oggetto di alcun modifiche introdotte per i lavori usuranti (insegnanti della scuola materna). Per una professione con un’età media avanzata le decisioni sul regime pensionistico non potranno che avere ripercussioni sulle dinamiche del turnover, sulla considerazione del carattere usurante dell’insegnamento e sull’occupazione di giovani insegnanti.

In secondo luogo la messa in opera, pur in un ciclo di anni, della tassa piatta, un’innovazione assoluta nel regime fiscale, potrà avere dei riflessi sul livello di spesa pubblica e, quindi, sui servizi tra cui l’istruzione. Sarà importante che la scuola venga considerata patrimonio comune e difesa rispetto a tentativi di contrazione delle risorse, peraltro già operate in passato.

In terzo luogo rimane l’interrogativo sulla continuità degli investimenti realizzati nel periodo 2014-208 per l’istruzione e sull’andamento della spesa pubblica per l’istruzione e sulle percentuali di Pil dedicate all’istruzione.

In quarto luogo la promozione della crescita con la contrazione della disoccupazione, soprattutto giovanile, potrebbe rimettere in gioco la scuola con l’incremento della domanda di competenze da parte del sistema economico-produttivo.

Gli interventi annunciati rispetto ai processi di immigrazione, peraltro già recentemente attenuati, potrebbero favorire una maggior attenzione a livello di percorsi scolastici e un lavoro meno emergenziale delle scuole e degli insegnanti. Le capacità dimostrate in sede di accoglienza potrebbero essere riorientate verso il miglioramento dei livelli di apprendimento per tutti, italiani e non italiani.

b) La revisione della Buona scuola

Le soluzioni contenute nella legge 107 e nelle sue applicazioni – chiamata diretta e bonus premiale – risultano avere radici nella cultura politica del liberalismo rappresentato da Forza Italia; si tratta di vedere se le difficoltà e le opposizioni incontrare nella prima fase di messa in opera suggeriranno l’abbandono dei cambiamenti o saranno affrontate con una versione più rigorosa del ruolo strategico del dirigente scolastico e della valutazione del merito dei docenti.

La continuità nelle strategie di superamento del precariato sarà molto probabile, ma comporterà un aumento della spesa pubblica. Le modalità di gestione del problema potrà prevedere qualche modifica, ma rimarrà comunque un impegno gravoso, irto di difficoltà, frenato da ricorsi e controversie.

Il programma sull’edilizia scolastica non potrà essere facilmente cassato; pur tuttavia si tratta di una questione che richiede investimenti elevati per un ciclo medio lungo di impegno. Se non diventa una priorità supportata da volontà politica decisa rischia di venir marginalizzato.

L’alternanza scuola e lavoro è radicata nella necessità di un diverso rapporto tra scuola e mondo del lavoro e, a parte l’eliminazione delle pratiche negative e condivisa, salvo il suo carattere obbligatorio (Fd’I).

c) Verso la regionalizzazione della scuola?

Le tensioni tra i sostenitori di una scuola nazionale di garanzia per tutti e i fautori di una regionalizzazione del sistema scolastico, come i laender tedeschi sostiene Mario Pittoni, non sembrano favorire uno sviluppo lineare e assicurare una transizione nei prossimi anni.

Alcune soluzioni, tuttavia, come il domicilio professionale, potrebbero essere introdotte esplorativamente, pur nella consapevolezza della complessità del compito di gestire la mobilità di docenti in un Paese con problemi di occupazione, senza una compiuta strategia nazionale per il capitale professionale per le proprie scuole (domanda di insegnanti al Nord e presenza di insegnanti al Sud).

La lezione del passato, inoltre, non depone a favore di un’evoluzione in senso regionale della gestione del sistema scolastico. In sede di competenze concorrenti nessun governo regionale ha rischiato, come era in suo potere, di prendere in mano l’organizzazione della scuola, inclusa la gestione del personale, lasciando al livello centrale la determinazione dei principi generali per l’istruzione. In ogni caso la presa in carico dei processi di selezione, reclutamento degli insegnanti e di organizzazione del loro lavoro presuppone un’azione di sistema impegnativa e laboriosa e di medio e lungo periodo, con probabili problemi di transizione e di regolazione di un mercato del lavoro fino a oggi legato al perimetro nazionale.

L’eventuale regionalizzazione della gestione del personale da equiparare a funzionari regionali comporterebbe nella maggior parte dei casi un sensibile aggravio di spesa dato il disallineamento tra gli stipendi dei docenti e quelli del personale regionale.

I recenti sviluppi a seguito anche di referendum condotti a livello regionali e delle relative leggi regionali potrebbero aprire uno spazio per i governi regionali nell’area della scuola nell’ambito delle possibilità definite anche nel recente accordo di alcune regioni con il governo.

d) I servizi per l’infanzia (0-3 anni)

Mentre cresce la consapevolezza dell’importanza della scuola dell’infanzia e dei servizi per la prima infanzia, i progetti politici e manifesti elettorali danno spazio all’urgenza di un intervento per la fascia d’età 0-3. La questione viene collegata ai fattori che accompagnano l’occupazione femminile i cui livelli sono differenziati nel Paese come lo è la presenza di servizi per la prima infanzia. La molteplicità di esperienze territoriali, alcune anche eccellenti, unita all’impegno di molti soggetti territoriali,rende matura per il Paese la definizione di una politica nazionale e una struttura di implementazione che aiuti il Paese a recuperare un ritardo evidente rispetto ad altri paesi.

Peraltro il disallineamento comparativo del nostro Paese che ha tradizioni di eccellenza e una rete di isole felici, oltre che una varietà di opportunità, è quanto mai evidente.

Sia Fratelli d’Italia che la Lega affrontano il tema collegandolo a prospettive più ampie di welfare familiare, senza richiamare gli aspetti educativi oltre che di assistenza. Forza Italia dimostra interesse soprattutto a livello locale, dove le criticità dell’offerta inadeguata sono più evidenti e pressanti. Giorgia Meloni colloca, sottolineandolo nel periodo elettorale, la questione degli asili all’interno di una strategia ad hoc per la natalità con un pacchetto di misure e la previsione della copertura finanziaria per una spesa superiore ai 20 miliardi. Nella proposta di legge avanzata dalla Lega il modello francese viene preso a riferimento e l’enfasi è sulla gratuità (con riferimento a quote di famiglie lombarde cui sono assicurati gratuitamente servizi per l’infanziae), senza dettagli e senza quantificare gli investimenti necessari.

Il decreto legislativo del governo relativo alla fascia di età 0-6 prevede un articolato piano di azione, ma non viene menzionato, né fatto oggetto di critica. Si tratta di vedere come tale piano potrà essere reinterpretato e gli interventi finanziari collegati, alcuni in corso altri previsti per i prossimi due anni, utilizzati e finalizzati. La polemica è sul bonus bébè e sui dettagli della misura.

La situazione esistente dei nidi nel nostro Paese pone non pochi problemi di implementazione delle politiche decise: la variabilità delle situazioni locali riflette la complessità di fattori in campo. L’urgenza di intervenire non può fa dimenticare la necessità di continuità degli impegni in questo campo e l’articolazione necessaria per un’azione pubblica di successo (formazione e disponibilità di personale qualificato, organizzazione dei servizi secondo modelli diversi, monitoraggi e valutazione della qualità del servizio….).

e) La qualità del sistema di istruzione

Nell’insieme dei programmi e dell’intesa stupisce l’assenza di un riferimento alla posizione della scuola italiana nello scenario europeo e internazionale, come non viene accennato il problema della disomogeneità territoriale, problema atavico ma irrisolto del nostro sistema scolastico. Pur nella sua mediocrità il sistema di istruzione conserva istituzioni elitarie di buona qualità in grado di rispondere alle domande delle fasce benestanti del Paese.

Rimane, tuttavia, l’interesse per un riordinamento del governo del sistema di istruzione, forse non condiviso in ugual misura da tutte le componenti della coalizione: le potenzialità del regionalismo scolastico sono una scommessa, pur se ancora da testare. La prospettiva di regionalizzazione dell’istruzione, pur provenendo da realtà con i migliori sistemi scolastici territoriali del Paese, potrebbe generare spinte e mobilitazione anche in altri contesti gravati da forti criticità. Il governo dei grandi sistemi presenta delle difficoltà permanenti per il recupero di funzionalità e per la transizione verso l’eccellenza: le dimensioni contenute sono sempre più considerate condizioni facilitanti per strategie efficaci[25]. I risultati comparativamente elevati degli studenti del Friuli, delle province di Trento e Bolzano forniscono argomenti a favore di soluzioni alternative al centralismo scolastico.

Difficile ponderare le probabilità di successo delle prospettive di promozione della competitività dei servizi di istruzione. La pressione della lobby delle scuole non statali ha ottenuto benefici a livello regionale, ma non dà garanzie di trasformazioni rilevanti a livello nazionale. D’altra parte anche l’ottica, o l’ideologia, del mercato o del quasi mercato dell’istruzione non sembra aver mietuto larghi successi là dove ha trovato realizzazioni significative. Da questo punto di vista l’adozione di costi standard di sostenibilità rappresenta una modifica radicale che proprio in quanto tale ha bisogno di verifiche tecniche anche attraverso sperimentazione e una decisa e coesa volontà politica.

 

[1] Nel programma elettorale del 1994 per la scuola le priorità erano: “1. Passare dall’attuale sistema centralistico ad un sistema concorrenziale. 2. Favorire la piena autonomia delle istituzioni scolastiche. 3. Consentire allo studente un’effettiva possibilità di scelta. 4. Aiutare le scelte scolastiche con efficaci azioni di informazione ed orientamento sulle prospettive di occupazione. 5. Parificare la scuola pubblica e la scuola privata” (10 agosto 2012, a cura di Renato Brunetta).

[2] Per un’estesa presentazione dei temi della politica scolastica di Forza Italia si veda Valentina Aprea, La scuola che non c’è, Liberal Libi, Firenze 2000.

[3] Dal programma elettorale 2013.

[4] Recentemente si è affermato un movimento multipolare attorno al tema degli standard di sostenibilità. Cfr. lo studio base che ha lanciato il tema Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato

[5] Si veda il tema nel programma del Pd.

[6] Cfr. Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero della Pubblica Istruzione (MEF – MIUR), Quaderno bianco sulla scuola, Roma 2007.

[7] Maria Stella Gelmini, Tecnica della scuola, 4.9.2014.

[8] Pietro Ichino, Chi ha paura di dare i voti ai professori, Il sole 24 ore 28 febbraio 2011.

[9] Si veda una sintesi del progetto Valorizza di Treelle in OECD, Teachers for the 21st century. Using evaluation to improve teaching, OECD, Paris 2013, p.39.

[10] Alcune evidenze già dimostravano la complessità della questione e l’incertezza sui benefici annunciati. Cfr. FGA, Rapporto finale sull’andamento della sperimentazione VSQ (Valutazione per lo sviluppo della qualità della scuola), Torino, 2015.

[11] Damiano Previtali, Come valutare i docenti? La Scuola Editrice, Brescia 2012 (il libro secondo l’autore “intende affrontare l’annosa questione della valutazione della professionalità dei docenti in modo diretto, ovvero dicendo come si potrebbe fare”p119

[12] Tecnica della scuola 26.6 2015.

[13] In particolare i ritardi nella messa in opera annullarono la prospettiva di una valorizzazione professionale dei docenti ricorrendo al 30% dei ‘tagli avvenuti’ nel 2008. Nel 2010 infatti il “Decreto Legge recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” stabilì che il 30% dei risparmi che, secondo il comma 9 dell’art. 64 della legge 133/2008, avrebbe dovuto incrementare lo sviluppo professionale del personale della scuola, è destinato per il triennio 2010-2012 al ripianamento dei debiti pregressi delle istituzioni scolastiche, ovvero al finanziamento delle supplenze brevi e alle spese di funzionamento.

[14] Maria Stella Gelmini, vicecapogruppo alla Camera, 24 gennaio 2018.

[15] Si vedano anche i lavori della Convention di Piacenza del 16 luglio 2017.

[16] Matteo Salvini su Tecnica della scuola, 4 gennaio 2018.

[17] Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola, Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento, Ed. Giappichelli, Torino 2015.

[18] Giancarlo Giorgetti ed altri: “Norme in materia di gratuità dei servizi socio-educativi per l’infanzia” (2163) (presentata il 6 marzo 2014, annunciata il 7 marzo 2014

[19] Tuttoscuola, 6 luglio 2009.

[20] Si vedano i 100 punti di Matteo Renzi, i di Marin Le Pin

[21] 22 luglio 2016.

[22] Il foglio 26 gennaio 2018

[23] L’avvenire 28 gennaio 2018.

[24] Intervista a Giorgia Meloni, Avvenire 28 gennaio 2018.

[25] Si veda Parag Khanna, La rinascita delle città-stato. Come governare il mondo al tempo della devolution, Fazi Editore, Roma 2017.

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