Un confronto con il Regno Unito e la Francia

 

 

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I contesti nazionali sono molto diverso l’uno dall’altro e le politiche educative tendono a rimanere, nonostante le tendenze globali profondamente legate alle tradizioni di ciascun paese. Un confronto, tuttavia, può aiutare a capire meglio come si formano le decisioni nell’area dell’istruzione, quali sono le dinamiche di implementazione e come avviene che i risultati siano molto diversi.

La messa a confronto dei programmi elettorali può contribuire in questa direzione, pur trattandosi di un momento particolare nei processi di policy-making. Soprattutto se si tiene conto che di tanto in tanto le esperienze di altri paesi, o meglio singole misure adottate altrove, entrano nel dibattito nazionale come autorevoli esempi di imitare.

Tutti conosciamo le dinamiche dei confronti nella retorica politica (politics of comparison) e i loro valori simbolici che alcuni paesi assumono, pur

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tuttavia un sguardo incrociato può rilevarsi utile.

Prendiamo, ad esempio, come il tema della scuola è entrato nelle competizioni elettorali più recenti in due paesi europei, il Regno Unito e la Francia, con cui per motivi storici e geopolitici il confronto ha una lunga storia.

Uk: conservatori, liberaldemocratici e laburisti sulla scuola nelle elezioni del 2017

 

Pur a distanza di tempo le elezioni generali del 2017 nel Regno Unito offrono primi elementi di confronto. Tutti i partiti (Conservatori, Partito labourista e Partito liberaldemocratico) hanno dedicato uno spazio ragionevole all’educazione e condividono, nella formulazione dei rispettivi manifesti, l’obiettivo di ridurre il gap nei risultati di apprendimento tra gli studenti a prescindere dal background di provenienza. L’esame comparativo sui diversi aspetti dell’istruzione permette di avere un’idea sia dei contenuti sia delle filosofie sottostanti[1]; consente inoltre di fare un confronto con le agende elettorali dei partiti italiani impegnati per l’appuntamento elettorale del 4 marzo 2018.

Nidi e scuole dell’infanzia

 

Per la fascia d’età fino ai 6 anni tutti e tre i partiti considerati prevedono un impegno per migliorare il servizio di educazione e di assistenza.

A questo scopo il programma del Labour Party include un investimento aggiuntivo per aumentare il servizio fino a 30 ore settimanali per tutti i bambini di 2, 3 4 anni, impiegando più laureati e un ulteriore finanziamento per 500 milioni di sterline per Sure Start Children’s Centres. Complessivamente il programma comporta un aumento pari a 5,3 miliardi di sterline per anno. Il manifesto elettorale dei Liberaldemocratici prevede di triplicare (1,9 milioni di sterline) il Early Years Pupil Premium per bambini svantaggiati fino a 1000 sterline per anno, di aumentare l’impiego di docenti laureati nel settore e di estendere le 15 ore settimanali di servizio già assicurati per la fascia 3-4 anni a tutti i bambini di 2 anni. Il Partito conservatore non prende nuovi impegni in questo settore, ma promette, pur senza presentare un’indicazione di costi da affrontare, di creare un fondo perché le scuole primarie estendano l’accoglienza alla prima infanzia. Pur nella diversità delle proposte il tema dei servizi della prima infanzia è comune: i programmi, per la verità, sono ambiziosi e costosi e dovranno misurarsi con le capacità di mettere in atto le soluzioni proposte, comunque da monitorare e valutare. In ogni caso nel Regno Unito quasi il 45% dei bambini di due anni usufruiscono di un servizio di cura e di educazione rispetto ai valori del 40% dell’area OECD mentre in Italia non si raggiunge la percentuale del 20%.[2]

Finanziamento delle scuole

 

Le controversie recenti sulla riforma del sistema di finanziamento dell’istruzione che hanno messo sotto pressione i bilanci delle scuole sono sullo sfondo delle proposte definite nei manifesti elettorali in termini di risorse da dedicare all’istruzione.

E’ il Labour party a prevedere il maggior incremento dei finanziamenti: 6,3 miliardi di sterline entro il 2021-22 oltre i flussi finanziari già esistenti. Si rovescia così la politica dei tagli in termini reali della spesa per studente, da proteggere fino alla fine della legislatura. Altre misure specifiche sono l’ arts pupil premium (£160m), generalizzazione della gratuità della mensa in tutte le scuole primarie finanziate dallo Stato (900 milioni) e assistenza e consulenza extrascolastica (90 milioni).

            I Liberaldemocratici intendono eliminare le riduzioni di finanziamento già previsti, con la protezione delle risorse disponibili in termini reali (incluso il pupil premium), senza recuperare i fondi quando i tagli già sono stati effettuati. Questo comporterà un aumento di circa 1 miliardo di sterline nel 2019-20. Propongono, inoltre, una nuova National Funding Formula e, come i laburisti, sono a favore dell’estensione della gratuità della mensa a tutti gli alunni delle scuole primarie.

            Il minor cambiamento nel budget della scuola è quello proposto dai Conservatori che prevedono un aumento pari a 4 miliardi di sterline entro il 2021-2022. Questo dovrebbe significare una riduzione in termini reali del finanziamento per alunno di circa il 7% tra il 2015 e il 2021-22.

 

School places e dimensione delle classi

 

L’aumento della capienza delle scuole è considerato da tutti i partiti. I laburisti prevedono una spesa di 8.4 miliardi di sterline in conto capitale mentre gli altri partiti non presentano cifre. Il Partito laburista intende fissare il limite di 30 alunni per classe nei primi anni di scuola (infant pupils) con la prospettiva di estendere in futuro la misura ad altre fasce d’età se sostenibile. E’, quest’ultima, una misura comunque molto costosa e impegnativa da metter in atto.

Free school meals

 

La gratuità della mensa è da sempre nel Regno Unito una questione controversa. Sia i laburisti che i liberaldemocratici intendono estendere a tutti gli alunni delle scuole primarie la possibilità di usufruire di pasti gratuiti, pur tenendo conto dei costi diretti e indiretti (attrezzature e strutture di accoglienza) della misura. I conservatori, al contrario, hanno modificato la loro posizione sul conservare la gratuità per infant pupils (risparmiando 650 milioni) e propongono di introdurre il free breakfast per tutti gli alunni delle primarie.

Finanziamento dell’istruzione 16-18

 

Le recenti riduzioni di risorse, in termini reali, per la fascia post-16, ha portato a un ridimensionamento dei fondi disponibili per tale fascia di età rispetto a quelli assicurati alla scuola secondaria. I liberaldemocratici propongono un aumento di 200 milioni nel 2019-2020. I laburisti sostengono il medesimo livello di finanziamento tra scuola secondaria e interventi per la fascia 16-18. I conservatori s’impegnano a investire nei Further Education Colleges per assicurare che siano ben attrezzati e possano attirare tecnici e forza lavoro professionale per le industrie, nel quadro della riforma della formazione tecnica e mirano a introdurre nuovi T-levels per i percorsi post-16.

I laburisti propongono la reintroduzione dell’ Education Maintenanse Allowance (EMA) abolita dal governo di coalizione con un costo di 540 milioni di sterline, per migliorare la partecipazione di giovani di famiglie a basso reddito.

 

Grammar Schools

 

Un altro tradizionale terreno di scontro politico è il destino delle grammar schools. I conservatori propongono di rimuovere il divieto esistente di aprire nuove istituzioni scolastiche di tale tipo, mentre laburisti e liberaldemocratici sono del tutto a favore del mantenere il blocco all’espansione. Dal manifesto dei conservatori non si evince di quante nuove scuole s’intenda parlare, in quali territori sarebbero collocate e quali misure sarebbero adottate per facilitare l’accesso a studenti che provengono dai gruppi sociali più svantaggiati. Per queste ragioni è difficile valutare l’impatto e i costi di un’eventuali liberalizzazione.

 

Free Schools, Faith Schools, Private Schools, and Academies

 

Alcuni aspetti istituzionali e di ordinamento del sistema scolastico sono presenti nei programmi elettorali.         I conservatori non propongono modifiche significative alle politiche correnti sulle academies anche se intendono lavorare per convincere un certo numero di independent schools a sponsorizzare nuove academies. Anche i laburisti e i liberaldemocratici non prevedono grandi cambiamenti e non escludono la prospettiva di una loro estensione richiamando la responsabilità delle autorità locali. Nell’insieme prevale, ed è trasversale, un approccio pragmatico che è considerato positivo. Per la verità la trasformazione di una scuola locale in academy non garantisce automaticamente standard migliori anche perché nelle scuole che dipendono dalle autorità locali ci sono casi di eccellenza pur accanto a situazioni di difficoltà.

I conservatori vedono con favore l’espansione del numero delle free schools, mentre il partito laburista vorrebbe bloccare una tale evoluzione.

I conservatori sono a favore dell’eliminazione delle restrizioni esistenti in termini di inclusività per le faith schools, in genere più socialmente selettive rispetto alle scuole del bacino di utenza e, per questa ragione, facilitate nel raggiungere livelli adeguati o eccellenti di performance.

I laburisti intendono inserire la value-added tax (VAT) sulle rette che i genitori pagano nelle scuole private, rendendole così più onerose per le famiglie e creando un flusso di ritorno alle scuole delle autorità locali, pur con possibili aumenti di costi aggiuntivi per quest’ultime.

I conservatori sembrano guardare alle grammar schools, alle faith schools e alle scuole indipendenti come modelli per il successo nell’istruzione senza riconoscere che tutte queste organizzazioni hanno procedure selettive che sono spesso all’origine delle loro performance elevate.

Nessuno dei partiti in lizza fa cenno alle opportunity areas, nonostante che nel precedente parlamento i conservatori avessero lavorato per identificarle e per dedicare ad esse finanziamenti ad hoc. I laburisti guardano con interesse a pratiche positive come la London Challenge Iniziative, un programma di miglioramento delle scuole lanciato nel 2003.

 

Valutazione e accountabiliy

 

I conservatori intendono migliorare la valutazione delle scuole al Key stage 3 per superare il divario di livello di apprendimento, da tempo oggetto di analisi e fonte di dibattito, tra la fine della scuola primaria e la conclusione dell’undicesimo anno di corso. L’intenzione non viene, tuttavia, dettagliata. Inoltre mantengono l’obiettivo di adesione degli studenti all’English Baccalaureate, pur riducendolo dal 90% previsto di tassi di partecipazione al 75% da raggiungere entro il 2022.

Sia il partito laburista, sia i liberaldemocratici propongono di rivedere la valutazione nelle scuole primarie; in particolare i laburisti vanno oltre e propongono di abolire ogni baseline assessment.

 

Reclutamento e sviluppo professionale dei docenti

 

Sia i laburisti che i liberaldemocratici intendono superare il tetto all’aumento di retribuzione previsto per i dipendenti del settore pubblico (1%) con fondi diversi da quelli che sono stati identificati per le scuole. Si può stimare una spesa aggiuntiva pari a 900 milioni di sterline entro il 2021-22. Non c’è pari impegno da parte dei conservatori nel rimuovere il tetto agli stipendi. Propongono tuttavia misure riferite al ripagamento dei prestiti avuti come studenti per laureati che insegnano: una misura che potrebbe favorire il reclutamento e la permanenza nella scuola, soprattutto per i primi anni della carriera del docente.

I liberaldemocratici s’impegnano a creare il diritto alle 25 ore annuali entro il 2020, con l’estensione alla media OECD di 50 ore entro il 2025, per il Continuous Professional Development (CDP) dei docenti. Un obiettivo peraltro a portata di mano perché non molto distante dalla situazione già raggiunta. Lo stesso partito intende garantire che tutti i docenti nelle scuole finanziate dallo stato siano abilitati (fully qualified) o in corso di abilitazione (QTS) a partire dal gennaio 2019 (attualmente un docente ogni 20 non è abilitato). Questo obiettivo diventa una sfida anche all’autonomia delle scuole: i costi per la formazione possono essere elevati e la mancanza di insegnanti può costringere le scuole a formare quelli già in servizio.

 

Technical and vocational education

 

Una formazione tecnica world class è una priorità per i conservatori che propongono la revisione del finanziamento con un sistema più semplice di qualifiche tecniche e la creazione di Institutes of Technology in ogni grande città inglese. Questi già erano anche i programmi dei passati governi che tuttavia non avevano avuto grande successo.

I laburisti sono a favore del diritto all’educazione permanente nel Further Education (1,5 miliardi) per mettere in condizione i colleges di affrontare le nuove qualifiche (T-levels è un nuovo insieme di qualifiche introdotte dal governo conservatore).

I conservatori sono l’unico partito che si impegna a mantenere il target di 3 milioni di apprendistati per giovani entro il 2020. I laburisti, da parte loro, si impegnano a raddoppiare il numero di apprendistati completati a livello 3 NVQ entro il 2022. I liberaldemocratici, a loro volta, lavoreranno per raddoppiare il numero di compagnie e imprese che reclutano apprendisti estendendo l’apprendistato a nuovi settori dell’economia, come quello della creatività e l’area digitale. Il nuovo Institute for Apprenticeships and Technical Education ha di fronte una sfida enorme per raggiungere i traguardi senza compromessi sulla qualità, qualunque sia l’esito delle elezioni.

 

I rischi sul finanziamento

 

Per avere un’idea dell’impatto degli impegni elettorali occorre considerare le incertezze cui sono sottoposti i finanziamenti previsti. Il Partito conservatore ha la minor previsione di investimenti aggiuntivi, ma si è sempre dimostrato attento a non aumentare il debito pubblico, per cui in caso di un ciclo sfavorevole si potrebbe trovare a dover decidere tra l’aumento della spesa pubblica con lievitazione delle tasse o il taglio delle spese (inclusa l’istruzione). Il Partito laburista con il proprio programma prevede un incremento di 25.3 miliardi di sterline per anno fino al 2021-22, una previsione di aumento tra le più elevate presentate negli ultimi decenni da parte dei partiti. E’ incerta anche la scelta tra le fonti di finanziamento o la combinazione tra di esse: lievitazione delle tasse per chi ha redditi elevati, incremento delle tasse per le società e risorse provenienti dalla riduzione della tax avoidance.

 

Francia: elezioni presidenziali del 2017 e il programma di Emmanuel Macron

Il programma di Emmanuel Macron nelle elezioni presidenziali del 2017 è denso e puntuale con l’educazione considerata priorité du quinquennat, uno dei tre temi su cui si concentra l’attenzione (gli altri due sono l’Europa e l’occupazione). Per il movimento En marche l’obiettivo è chiaro ed esplicito e integra l’equità con il talento: la scuola deve garantire la riuscita di tutti e l’eccellenza di ognuno.[3]

Pour une école qui garantisse la réussite de tous et l’excellence de chacun.

 

Sostiene Macron: “Face aux multiples défis auxquels la France et les Français sont confrontés, l’école est le combat premier. Seule l’éducation pourra garantir la cohésion sociale et la prospérité de la France, offrir à chacun la possibilité de se réaliser grâce à une école plus juste et plus soucieuse de l’accompagnement comme de l’orientation de chaque élève. Les élèves sont trop souvent les oubliés des réformes de notre Education Nationale. Notre principal objectif, celui qui doit présider à toute décision, c’est donc avant tout la réussite et l’épanouissement de chaque élève”.

La posizione di principio, esplicita e diretta, nonché l’obiettivo dichiarato derivano da una diagnosi accurata ed essenziale: Notre système éducatif est performant pour un petit nombre d’élèves, mais les inégalités se creusent à l’école, le déterminisme social s’accroît et l’insertion professionnelle des jeunes les moins qualifiés est en panne”. I fatti smentiscono opinioni e convinzioni diffuse richiedendo un’autocritica così espressa:

  1. “Nous pensons encore que l’école est le pilier de la promesse républicaine d’égalité alors que la France est le pays le plus inégalitaire des pays développés, celui où le parcours scolaire des élèves à 15 ans est le plus déterminé par l’origine sociale de leurs parents ; la part des élèves issus des familles les plus modestes qui parviennent à se classer parmi les meilleurs dans les enquêtes de l’OCDE (PISA) a été divisée par 3 en une décennie”.
  2. “Nous pensons encore que l’école française est celle qui forme le mieux aux mathématiques, alors que nos écoliers se classent en queue de peloton en mathématiques et en sciences”.
  3. “Nous pensons encore que notre école primaire permet de gommer les différences entre élèves car ils sont presque tous scolarisés à trois ans, mais 40% des élèves quittent l’école primaire avec des acquis fragiles, et près d’un élève de 3e sur quatre a redoublé au moins une fois”.
  4. “Nous pensons encore accomplir de gros efforts pour que les parcours professionnels des élèves soient réussis (enseignement professionnel et apprentissage), alors que 110.000 élèves quittent chaque année le système scolaire sans diplôme et peinent à trouver ensuite leur place sur le marché du travail”.

Per queste ragioni la scuola francese conosce oggi una profonda e generale crisi di fiducia che trova espressione in alcune evidenze che riguardano gli studenti (Les élèves français sont parmi les plus anxieux de l’OCDE”), i genitori (“Les parents éprouvent parfois de la défiance face à un système qu’ils méconnaissent et qui ne joue plus son rôle d’ascenseur social), i docenti (“80% des professeurs des écoles sont fiers d’exercer ce métier, mais 71% se déclarent impuissants. Au collège et au lycée, seuls 6 enseignants sur 10 se déclarent « bien ou très bien préparés » alors qu’ils sont 9 sur 10, en moyenne dans les autres pays).

Sulla base di questa diagnosi e della constatazione della situazione il movimento definisce gli obiettivi prioritari che riguardano i servizi per la prima infanzia (“Faire de la crèche un instrument de lutte contre les inégalités”), la scuola primaria (“Donner la priorité à l’apprentissage des fondamentaux “lire, écrire, compter” dans le pré-scolaire, en maternelle et au primaire”), la scuola secondaria (“Renforcer l’accompagnement et les dispositifs d’orientation au collège et au lycée. Nous proposerons à tous un accompagnement après la classe”), l’inserimento occupazionale (“Garantir à chaque jeune Français une insertion professionnelle réussie), le politiche per gli insegnanti (“Mieux accompagner les enseignants : dès leur entrée dans le métier et durant l’ensemble de leur carrière”), l’autonomia delle scuole (“Renforcer et encourager l’autonomie des établissements pour favoriser l’adaptation aux besoins de leurs élèves et aux situations locales et stimuler l’innovation“), i genitori (“Renforcer la relation avec les parents et encourager l’implication de bénévoles et d’associations”).

Gli obiettivi sono tradotti in un programma, con indicazioni operative, steso con l’aiuto di un team di 15 esperti che il candidato alle presidenziali Emmanuel Macron presenta al Paese. Sei sono le aree cruciali.

Priorità alla scuola primaria

 

Per superare la discriminazione e dare a tutti les mêmes chances il primo intervento riguarda la scuola primaria con proposte operative sull’acquisizione dei fondamentali: “afin que tous sachent lire, écrire et compter” en 6e. “Un accompagnement renforcé et une individualisation des apprentissages, dès la maternelle”, devraient “donner à chacun la possibilité de réussir”: dividere le classi dei primi anni della scuola primaria in modo da non avere più di 12 alunni per classe, nelle 12.000 zone a basso reddito presenti nel Paese. A sostegno di questa misura, la più rilevante dopo la creazione delle ZEP nel 1981 Macron cita una ricerca condotta da esperti che avvalora il beneficio della scelta[4]. Agli insegnanti che operano in tali contesti – insegnanti sperimentati – verrà dato un bonus pari a 3000 euro per riconoscere il lavoro svolto in quelle aree. Saranno 12.000 gli insegnanti per questo progetto: da 6000 a 10.000 saranno presi dai 60.000 posti creati nel quinquennato di Hollande e altri 4.000/5.000 posti creati in aggiunta.

Contro la dispersione dei saperi scolastici Macron prevede di proporre agli aluni, tra il CP e il CM2 stages de remise à niveau a la fine dell’estate (attualmente sono proposti solo a partire dal CM1).

Rivedere la riforma del collège

 

Prendendo atto che il collège non riesce a corriger les inégalités che emergono nella scuola primaria e che troppi giovani lasciano la scuola secondaria senza il diploma Emmanuel Macron propone di irrobustire le attività di accompagnamento e di orientamento al collège e al liceo, incluse iniziative messe in atto dopo la scuola. Al collège verranno ripristinate, assieme alle classi bilingui e al latino, gli études dirigées (abbandonati nel 2015 ad eccezione delle ZEP) coinvolgendo volontari (pensionati e studenti).

Riforma del baccalaureato

 

L’intenzione è di modernizzare il baccalauréat con una profonda revisione delle forme esistenti: in sintesi saranno previste quattro materie obbligatorie per l’esame finale, mentre per le competenze nelle altre discipline si avrà una validazione attraverso il controllo continuo nel corso dell’anno. Questo cambiamento ha lo scopo di ”rendre possible de nouvelles formes d’organisation du temps scolaire et de nouveaux parcours” che “prépareront mieux” à la poursuite d’études et à l’insertion professionnelle.

Autonomia alle istituzioni scolastiche

 

Analizzando la situazione delle scuole Emmanuel Macron propone una “plus grande autonomie” des établissements scolaires”, necessaria perchè “les chefs d’établissement et les équipes pédagogiques bénéficient de peu de latitude pour individualiser les parcours et s’adapter au contexte local”. Questa autonomia, all’insegna delle flessibilità e della discrezionalità locale significa a livello di scuola primaria la possibilità “d’organiser le temps périscolaire sans contrainte” e di uscire dalla riforma dei ritmi scolari del 2013; i collèges potranno ristabilire le classi bilingui in 6a, aprire le sezioni europee e istituire un “véritable enseignement du grec et du latin.

Le scuole verranno seguite con diagnosi regolari e, quando necessario, con assompagnamenti specifici. Ogni collège e ogni liceo benficierà di una diagnosi ogni tre anni, centrata sulle missioni della scuola (insegnamento, progresso degli studenti, progetti pedagogici, infrastrutture…). Saranno convolte le équipe di direzione guidate dal capo della scuola, l’équipe pedagogica, i genitori e gli studenti.

Continuità nella sperimentazione della mixité social

 

Il Ministero ha promosso dal 2015 delle sperimentazioni bottom-up in tema di mixité sociale in una ventina di aree su base volontaria.

“Mieux accompagner les enseignants”, dès leurs débuts

 

Gli insegnanti francesi, ritiene Macron, si sentono non adeguatamente preparati, spesso iniziano la carriera in scuole difficili e soffrono della mancanza di fiducia. E’ indispensabile “mieux les accompagner”, dall’inizio della loro carriera e Macron si impegna a non assegnare più alcun docente, senza una scelta motivata, in una zone prioritaire, nei primi tre anni di insegnamento.

Per quanto si riferisce alla formazione, Macron intende estendere la formazione in alternanza dopo la licenza per i candidati che aspirano ad insegnare dando vita ad una formazione ambiziosa e di grande qualità in modo che ogni insegnante, del primo come del secondo ciclo, possa disporre almeno di tre giorni di formazione continua centrata sui problemi incontrati in classe.

Garantir à chaque jeune Français une insertion professionnelle réussie

 

Per gli studenti in uscita dalla scuola il tasso di occupazione cresce a seconda se il Bac professionale è stato ottenuto in apprendistato o no. Anche se l’apprendistato favorisce la riuscita agli esami e l’integrazione nel mercato del lavoro, meno di uno studente di liceo professionale su cinque, tuttavia, ottiene il Bac attraverso l’apprendistato. Di qui la necessità di sviluppare l’alternanza e l’apprendistato con misure ambiziose e specifiche.

Lo sforzo massiccio che s’intende mettere in atto prevede lo sviluppo di periodi di pre-apprendistato e le filiere in alternanza in tutti i licei professionali. Saranno coinvolti tutti i settori professionali nella definizione dei programmi e nell’organizzazione della formazione. Verrà semplificata la procedura per le imprese e per gli studenti e si farà ricorso per il finanziamento alla taxe d’apprentissage.

Per ciascun giovane di 18 anni Macron ha promesso un bonus di £424 (£500) (Pass culture) da spendere per cinema, visite, teatro o concerti.[5]

“Renforcer la relation avec les parents”

 

Aprire la scuola ai genitori, al volontariato e alle associazioni perché non venga più percepita come una scatola nera e che si attivi un coordinamento con soggetti esterni. Macron propone di generalizzare la “mallette des parents”, sperimentata dal 2008 dall’Académie de Créteil: contiene strumenti che gli insegnanti possono utilizzare per animare la discussione con le famiglie nel corso di laboratori-dibattito. Secondo l’esperienza “Cette initiative facile à mettre en place – trois réunions annuelles – permet de renforcer la place des parents et a une influence positive sur les résultats scolaires et le comportement des élèves.

Per quanto riguarda il volontariato, Emmanuel Macron intende mobilitare, alla scuola materna, giovani in servizio civile e volontari per aiutare gli insegnanti soprattutto per la padronanza della lingua. Esistono esperienze di associazioni (Lire et faire lire o Association de la fondation étudiante pour la ville – AFEV) che si sono dimostrate buone pratiche di ricorso ai volontari per accompagnare gli alunni nell’apprendimento della lettura. Si tratta di una mobilitazione intergenerazionale per favorire la riuscita scolastica anche con interventi extrascolastici da parte di associazioni che verranno sostenute.

 

Un diverso stile dei programmi elettorali?

 

La prima impressione è che nei paesi considerati si trovi uno stile diverso nei programmi elettorali: il perimetro è più contenuto, le misure sono specifiche e confrontabili, la narrazione più compatta e, perciò, appare più coerente. I contenuti non sono la risultante di una raccolta diffusa, ma sono connessi agli impegni di realizzazione che si assumono. Le proposte sono per piccoli innesti, aggiustamenti migliorativi dell’esistente, senza ambizioni di rigenerare il sistema di istruzione. Le diversità di posizioni tra i partiti sono chiare e, in qualche misura, prevedibili sulla base delle rispettive tradizioni di politica scolastica, senza una forte vis polemica nei documenti di programma. Gli incrementi di risorse sono ponderati in rapporto a interventi puntuali e specifici.

Dall’impostazione dei programmi deriva anche il relativo tasso di attuazione che per il Regno Unito ha valori molto elevati. La essenzialità delle proposte elettorali facilitano anche la scelta da parte degli elettori.

 

 

[1] Per un’analisi dei manifesti elettorali cfr. Education Policy Institute, General Election 2017: an analysis of manifesto plans for education, May 2017

[2] Education at a glance 2017, OECD, Paris 2017, p.260.

[3] Circa la rilevanza della questione della scuola si veda il lavoro predisposto da Alain Juppé per sostenere la propria candidatura dei Repubblicani e, in seguito, il programma per le presidenziali del Front National guidato da Marine Lepin (“Remettre la France en ordre, en cinq ans“). Quest’ultimo include nei 144 impegni una decina di voci riguardanti la scuola.

[4] Piketty, T. and M. Valdenaire (2006), L’Impact de la taille des classes sur la réussite scolaire dans les écoles, collèges et lycées français : Estimations à partir du panel primaire 1997 et du panel secondaire 1995 [Impact of class size on school performance in French primary, lower secondary and upper secondary institutions: Estimates based on the primary education panel of 1997 and the secondary education panel of 1995], ministère de l’Éducation nationale, de l’Enseignement supérieur et de la Recherche, Direction de l’évaluation et de la prospective, Paris, http://www.education.gouv.fr/cid3865/l-impact-de-la-taille-des-classes-sur-la- reussite-scolaire-dans-les-ecoles-colleges-et-lycees-francais.html&xtmc=piketty&xtnp=1&xtcr=1.

 

[5] Una misura analoga è stata già varata del premier italiano Matteo Renzi.

 

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