+ Europa: appunti sul programma elettorale (2018) sulla scuola

 

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La lista + Europa che ha in Emma Bonino la leader naturale si colloca all’interno della coalizione di centro sinistra: ha una forte caratterizzazione europeista e unisce Radicali italiani, Forza Europa e Centro Democratico. Il programma confezionato dalla Lista ha motivi di interesse, soprattutto se alcune previsioni emergenti dai sondaggi sembrano far apparire possibile il superamento della soglia del 3% garantendo una rappresentanza parlamentare ai candidati di lista.

Il punto di partenza è prammatico (“C’è tanto lavoro da fare per rendere il nostro Paese più libero e democratico”) senza retorica e le proposte occupano le categorie dell’azione pubblica (“Questi sono gli otto “più” per i quali tutti noi di +Europa ci impegniamo a lottare con fiducia, determinazione e concretezza”) con uno sguardo agli italiani, ma anche al futuro del Paese (“Per voi e per il futuro dell’Italia”).

Le fonti sono il documento presentato al Ministero dell’Interno, le interviste ai leader. Il programma si articola in otto sezioni. Il tema della scuola ha una sua collocazione specifica ma si trova anche inserito in altri punti del Programma.

1. + Unione

La lista di Emma Bonino fornisce un quadro della transizione necessaria dell’Europa verso una federazione leggera degli Stati Uniti d’Europa. Certamente è il programma più puntuale nelle scelte politiche di carattere generale e più comprensivo dell’orizzonte europeo. Non è un semplice antagonismo alle posizioni antieuropeiste: traccia lo scenario prospettico di un’Europa che si proietti nel futuro.

In questo quadro i temi che riguardano la scuola e la formazione trovano due riferimenti. Il primo si inserisce nel lancio di una ‘visione proiettata verso il futuro” da basare sulla ripresa dell’integrazione e, soprattutto su “forti investimenti comuni in istruzione e nuove tecnologie”. Il secondo riferimento riguarda la “produzione di beni pubblici europei”: tra questi, accanto alla sicurezza e alla difesa, alle politiche comuni per l’immigrazione, all’investimento in ricerca e nuove tecnologie, le spese per l’istruzione e la creazione di percorsi di studio multinazionali”.

2. + Sostenibilità

I principi che devono informare le decisioni e le strategie necessarie per una crescita sostenibile sono numerose. Per le scuole sono da sottolineare le indicazioni per le politiche per l’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati.

La rigorosità del bilancio e della spesa pubblica è un altro corollario che si applica anche al sistema di istruzione. Ne deriva un invito implicito al controllo, senza richiesta di aumenti delle risorse.

3. + Lavoro

Per la lista l’impegno nel campo del lavoro significa non lasciare nessuno solo, ma accompagnarlo in tutte le fasi della vita professionale con un grande piano di politiche attive e formative”. Il principio è “garantire a tutti i cittadini il diritto alla formazione” anche perché questo è “il modo migliore per proteggerli da un mercato del lavoro in continua evoluzione, sempre di più basato sulle competenze”. Anche da questo punto di vista l’ottica europea è rilevante (“È necessario andare nella direzione della costruzione di un vero mercato del lavoro europeo, interdipendente e integrato”) e di particolare significato soprattutto nella prospettiva di sperimentare “forme di apprendistato e mobilità formativa a livello continentale”. Diversi sono gli aspetti da prendere in seria considerazione.

  1. I legami tra politiche educative e politiche del lavoro devono essere stretti (“Serve un piano di politiche attive per il lavoro che coinvolga la scuola e l’università, i centri per l’impiego, gli enti locali e le imprese”). Così anche il dialogo con i centri per l’impiego da riformare.
  2. La cultura formativa delle aziende è chiamata in causa (“Vogliamo incentivare misure che spingano le aziende a creare posizioni di mentoring per i lavoratori più giovani su cui spostare quelli più anziani, per favorire la trasmissione delle competenze e la formazione dei giovani sul luogo di lavoro”).
  3. La variabile del genere impone un’azione per le pari opportunità per le donne. Infatti “a fronte di una maggiore scolarizzazione rispetto agli uomini, la presenza delle donne nel mercato del lavoro è largamente inferiore alla media europea e la loro retribuzione è molto più bassa”. Tra gli strumenti più efficaci per conciliare lavoro e famiglia “occorre continuare a intervenire sul piano dei servizi, e in particolare degli asili nido, assicurandone anche il funzionamento in orari che consentano alle donne il pieno svolgimento della propria attività lavorativa”.

4. + Diritti

La sezione è ampia e articolata. Per la scuola è senza dubbio rilevante quanto previsto per lo ius culturae, sia per l’impatto diretto (cessazione delle condizioni di non cittadini per una quota rilevante di alunni e studenti), sia per le ripercussioni indirette (maggior domanda di conoscenza della lingua e cultura italiana. La lista considera “lo ius culturae il modello per la riforma della legge sulla cittadinanza” con l’impegno a sostenerlo fin dall’inizio della prossima legislatura”, “per offrire a tutti i giovani le stesse opportunità di vita in un paese laico, democratico e aperto al mondo”.

Così anche per il lavoro la formazione è strumento richiamato. “è necessario investire maggiormente su formazione e lavoro, valorizzando le forze produttive del territorio e mettendo i centri per l’impiego nelle condizioni di erogare con efficacia servizi di formazione e avviamento lavorativo attraverso appositi sportelli per l’integrazione da finanziare, a livello nazionale e regionale, ricorrendo ai fondi europei”.

5. + Sapere

Arrestare il declino del Paese: la scuola è una delle chiavi decisive

Nella sezione Scuola e Università, si parla di istruzione e di formazione. La diagnosi dello stato dell’arte è breve, sintetica ma efficace e focalizzata: la scuola è migliorata rispetto alle precedenti generazioni, ma il confronto comparativo oggi traccia una profonda distanza degli studenti italiani dai loro coetanei europei (“I giovani italiani di età compresa fra i 16 e i 24 anni sono certamente molto più preparati dei loro padri o nonni, ma restano tuttora meno competenti dei loro coetanei tedeschi o francesi). Altri indicatori sottolineano le criticità del nostro sistema formativo (” Abbiamo meno laureati rispetto alla media europea, mentre gli abbandoni precoci sono ancora troppi”). Senza troppe perifrasi e senza la retorica elettorale si afferma che “L’inversione di questa tendenza è una delle chiavi decisive per arrestare il declino italiano”. Riorientare il sistema di istruzione imboccando una diversa strada è un’impresa tantalica anche se è difficile non concordare che è una delle chiavi per fronteggiare il rischio di deriva del Paese. Il presupposto è che la scuola non sia parte del declino italiano o che, comunque, sia in grado di rivitalizzarsi.

Come rendere la scuola efficace

Tra i numerosi fattori che possono essere menzionati o a cui ci si può appellare per un’inversione di tendenza, dall’aumento delle risorse disponibili alle riforme scolastiche, la Lista + Europa fa una scelta si direbbe controcorrente: “non può esservi una scuola didatticamente efficace senza una effettiva responsabilizzazione di chi vi opera“. Il destino della nostra scuola e il ruolo che può giocare per il Paese è nelle mani di chi nella scuola opera.

La legge di riforma del 2015

L’atteggiamento nei confronti della riforma del 2015 è calibrato: si riconosce la positività delle scelte compiute (“va nella direzione giusta”), ma con cautela rispetto all’impatto che solo l’analisi della realtà può confermare o smentire (“è necessario monitorarne l’efficacia”). Come in tutti i processi di implementazione è altresì necessario “intervenire sulle criticità”. Tra queste sono indicati i “criteri di valutazione (da estendere anche ai dirigenti scolastici)”, l’ “efficacia dei meccanismi premianti” e la “soddisfazione degli utenti”. Pur sintetiche le indicazioni toccano i nodi da sciogliere nei processi di valutazione avviati (quali sono i criteri?, chi valuta? quali aspetti vengono considerati?…), gli interrogativi di fondo che il bonus premiale per insegnanti pone (di quali evidenze si dispone per ponderarne i benefici? che cosa dice la ricerca scientifica in merito? quali sono stati i processi di implementazione? …) e un aspetto ieri in auge oggi un po’ ai margini, quali la percezione e la soddisfazione di chi usufruisce del servizio[1].

Valutazione delle scuole sugli obiettivi formativi ‘ricevuti’

Va considerata nell’ottica della responsabilizzazione anche la gestione di ogni singola scuola. Il programma usa una espressione concisa ma molto chiara: “Ogni scuola deve ricevere obiettivi formativi e essere valutata sulla base del progresso verso questi obiettivi”. Pur trattandosi di una stesura sintetica sembra siano escluse dinamiche di autovalutazione o di determinazione degli obiettivi da parte della stessa scuola.

L’alternanza scuola e lavoro in un’ottica evolutiva

L’alternanza scuola-lavoro va rafforzata e resa stabile con un sistema di valutazione che innalzi la qualità dei percorsi, tutor territoriali che aiutino le scuole a incontrare le imprese e nuovi investimenti su laboratori aperti nel territorio.

Formazione post-diploma: una priorità di investimento e di azione

Nel Programma viene dato rilievo alla formazione post-diploma, una delle carenze peculiari del nostro Paese (“Bisogna investire maggiormente nella formazione post-diploma non universitaria”) riconoscendo la validità della strada imboccata anche se da potenziare (“… promuovere con obiettivi più ambiziosi le filiere degli Istituti Tecnici Superiori”. Occorre un esteso sviluppo quantitativo (“moltiplicare di molte volte la loro offerta formativa”) con un’attenzione particolare al Mezzogiorno. Questa linea di lavoro si colloca nell’ottica di creare percorsi innovativi e flessibili tra formazione e impresa”.

Abolizione del valore legale del titolo di studio

Appare nel Programma di +Europa un tema corrente nel passato ma assente del dibattito e nel confronto elettorale, quello dell’abolizione del valore legale del titolo di studio che “sarebbe funzionale a generare una competizione virtuosa tra atenei sulla base dell’effettiva qualità dell’offerta formativa e non di un pezzo di carta uguale per tutti”.

Formazione continua

Dal punto di vista dell’intero Paese e del suo futuro l’ottica meramente scolastica non è sufficiente, si dimostra parzile e disallineata ai processi di cambiamento. Infatti “la distinzione in compartimenti stagni del tempo della vita – una fase dedicata alla formazione e un’altra dedicata al lavoro – non è più adeguata a un’epoca in cui il progresso tecnologico richiede un continuo aggiornamento delle competenze). Di qui la necessità di considerare il perimetro largo dell’azione pubblica sulla formazione.

Il programma tocca una delle criticità più rilevanti del nostro sistema formativo, dove solide ed estese politiche di formazione continua non hanno mai decollato in modo significativo. Il punto di partenza è l’affermazione del “diritto alla formazione dei lavoratori”, da rendere effettivo e “riconosciuto anche nei contratti di lavoro”. Sotto questo profilo la Lista si impegna a lavorare a livello europeo (“Vogliamo ampliare il programma Erasmus e trasformarlo in un grande programma di formazione e mobilità europea”).

Nuova formazione, cultura e creatività

Nel programma di + Europa trova spazio anche l’indicazione della necessità di investimenti nell’area della cultura e, si direbbe con Florida, sul terreno della classe creativa, con formule del tutto innovative (“Dobbiamo investire sulla formazione a 360° (soft skill, contaminazione con altri settori e le altre culture) degli addetti all’industria culturale e creativa). E’ una sottolineatura che evidenzia le potenzialità dei beni immateriali del nostro Paese da rimettere in campo con soluzioni avanzate.

In questa direzione anche la scuola è coinvolta (“È fondamentale accrescere le opportunità di espressione creativa nella scuola”), nel quadro di una mobilitazione culturale a largo raggio (“aumentando la consapevolezza nei cittadini, a partire dai più giovani, sul ruolo sostanziale che la cultura ha per ciascuno di noi e per tutto il Paese”).

6. + Efficienza

“Un Paese inefficiente è un Paese senza futuro”, si legge nel programma. Nell’articolazione del tema due possibili riferimenti all’istruzione e alla formazione.

In primo luogo nella prospettiva della Lista + Europa (“Proponiamo un modello che preveda una distribuzione equilibrata della sovranità tra i vari poteri e livelli istituzionali, che garantisca al cittadino la partecipazione e il controllo diretto dell’azione delle amministrazioni pubbliche e che si fondi su conoscenza, concorrenza e diritto”), diverse sono le implicazione per il settore della formazione frazionato tra competenze centrali e regionali, tra autonomia delle scuole e regolazioni.

In secondo luogo vale anche per l’istruzione l’istanza della qualità (“Un’alta qualità dei servizi pubblici è uno degli elementi fondamentali per il benessere dei cittadini”) e gli impegni necessari (“Proponiamo una disciplina di rafforzamento degli obblighi di misurazione della qualità dei servizi erogati e di trasparenza per i comuni”).

7. + Equità

Come altri principi generale, l’equità è un valore imprescindibile; sono, tuttavia, le condizioni ad assicurarne la praticabilità. Nei paragrafi dedicati al tema due spunti toccano la formazione. Il primo riguarda in modo particolare le donne e i giovani, categoria ancora penalizzate (“Contributi alla formazione, sostegno al reddito e servizi che consentano alle donne di conciliare famiglia e lavoro sono le nostre priorità per garantire giustizia sociale e per promuovere la crescita del nostro paese, che deve avere in giovani e donne i suoi principali protagonisti”). Il secondo implica la scuola in relazione al nodo cruciale delle competenze che possono impedire o, al contrario, facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro. Ed è a questo livello che occorre intervenire (“I nuovi fenomeni di povertà richiedono politiche di contrasto basate non solo su sostegni al reddito temporanei, ma soprattutto su politiche d’inclusione nel mondo del lavoro e sull’adeguamento delle competenze dei lavoratori spiazzati dalla globalizzazione alla nuova domanda di professioni tecniche e altamente qualificate”.

8. + Crescita

Riscoprire il valore strategico della formazione è una scelta puntuale nell’ottica della crescita del capitale umano (“Siamo per la formazione continua e per chi non ha paura di rimettersi in discussione professionalmente”). Occorre compiere delle scelte anche a livello dei paradigmi delle politiche di settore (“Siamo per un modello di istruzione dove scuole superiori, università, centri di ricerca e imprese dialoghino e sappiano arricchirsi gli uni con gli altri”).

La preoccupazione per il futuro viene specificata con il rischio per il paese di una posizione di retroguardia (“con l’inizio della così detta “quarta rivoluzione industriale” caratterizzata dalla sempre più pervasiva digitalizzazione dei sistemi produttivi, l’Italia rischia di rimanere indietro, e occupare posizioni sempre più basse nella catena del valore”). La formazione, in questo contesto, è insieme uno degli ostacoli ‘di sistema’ alla crescita e allo sviluppo” e uno dei fattori di produttività, accanto alle infrastrutture materiali e immateriali, su cui intervenire.

Considerazioni

Oltre al chiaro ed esplicito messaggio a favore dell’Europa che già corrisponde a una collocazione puntuale in un arengo in cui non mancano le spinte antieuropeistiche, + Europa presenta un programma breve e denso, significativo per alcuni temi, pur non sviluppati operativamente e con un orizzonte largo.

  1. La scuola è parte della proposta complessiva e le affermazioni sono molto impegnative sia per il ruolo che le viene attribuito sia per misure operative a cui si fa cenno. Mancando un lavoro di traduzione operativa rimangono tuttavia come indicazioni la cui praticabilità e sostenibilità non sono facilmente identificabili. Così ad esempio il “moltiplicare molte volte” l’offerta formativa degli ITS è condivisibile, ma occorre prendere in esame le condizioni perchè questo sia possibile e le strategie che metta in opera.
  2. La condivisione ragionata sulla legge di riforma del 2015 apre ad una continuità condizionata dal monitoraggio e dal superamento delle criticità. Parallelamente sulle esperienze di alternanza scuola e lavoro c’è un lavoro di miglioramento e di sviluppo da realizzare.
  3. Da sottolineare sono i paragrafi che si rivolgono alla formazione continua, al diritto alla formazione e al capitale umano del Paese. E’ un’area grigia del nostro sistema di formazione e oltre l’individuare la criticità occorre una diagnosi delle ragioni alla base dello status quo che comparativamente, appare come un sottosviluppo penalizzante che si collega ai livelli di analfabetismo della popolazione italiana.
  4. Rimane un’affermazione generica l’idea di fare un Erasmus un’esperienza di mobilità: pregevole, ma dai confini non definiti, dalle modalità da precisare e dalla fattibilità da costruire.

Per alcuni suoi contenuti + Europa può integrare i programmi degli altri soggetti della coalizione, oltre che mantenere vivo l’interesse per la prospettiva europea e caratterizzare l’intera coalizione: icasticamente + Europa si oppone a tutte le posizioni di segno meno rispetto al progetto europeo.

[1] Anche nel trattare dell’università il programma prevede che nell’individuare le istituzioni migliori si tenga conto di quelle che “valorizzino la reputazione acquisita tra gli studenti”

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