Insieme: appunti sul programma elettorale per la scuola (2018)

 

La lista Insieme nasce come componente della coalizione del Pd e raccoglie, attorno all’eredità dell’Ulivo di Prodi, istanze moderate e illuminate con l’implicita ambizione, espressa anche con la denominazione, di contrastare ed eventualmente superare le divisioni che si sono create nell’area della sinistra e del centro sinistra. Confluiscono nella lista il Partito socialista italiano, i Verdi e l’area Civica, entro una cornice che unisce nel simbolo Italia e Europa (“ITALIA EUROPA INSIEME”). Gli slogan (Insieme per un’Italia più giusta in un’Europa più unita Insieme perché un altro futuro è possibile) esprimono la convergenza verso l’idea di un Paese che può disegnare nei prossimi anni un itinerario sostenibile di risposta alla sfida, ambientale, sociale ed economica, della globalizzazione, contro i populismi.

Nel manifesto elettorale il tema della scuola, e dell’istruzione in genere, non compare come sezione a sé stante, ma è disseminato nelle tredici diverse aree di azioni specificate nel programma: l’educazione appare così come una questione trasversale che ispira diverse linee di lavoro e trova proprio in questa varietà di legami il suo significato e la sua valenza.

1. “Insieme per battere le disuguaglianze e fare ripartire economia”

La lotta contro le disuguaglianze ha una lunga storia nella nostra tradizione pedagogica con testimonianze ed esperienze significative e con risultati recentemente ritornati all’attenzione degli analisti[1]. Il tema, tuttavia, ha assunto nel tempo un significato più ampio dell’accezione delle non pari opportunità e si caratterizza come paradigma di una lettura approfondita[2] di quanto è avvenuto nei decenni scorsi più recenti nella società nel suo insieme. Accanto all’attenzione a principi di equità si sono affacciate altre considerazioni che riguardano non solamente alcuni strati economicamente svantaggiati o culturale deprivati, bensì anche e soprattutto le fratture che si sono create nella società stessa e che ne pregiudicano lo sviluppo.

In quest’ottica Insieme unisce il “battere le disuguaglianze” con il “fare partire l’economia”. Le disparità nelle diverse dimensioni in cui si manifestano sono un freno alla crescita.

E’ significativo che, secondo la Lista Insieme, in questa prospettiva la scuola rientri al centro dell’arena delle strategie da mettere in campo (“È necessario investire concretamente in conoscenza e istruzione, riqualificare la scuola, in particolare quella tecnico-scientifica e l’università, valorizzare la nobile funzione di insegnanti e docenti”). Alla scuola viene affidato un ruolo ambizioso (“La scuola, così come l’università, deve essere accessibile e di qualità. Deve integrarsi nella società, innovandola e anticipandone il cambiamento”) addirittura di prevenire i mutamenti del futuro.

La critica a quanto avvenuto nel sistema di istruzione riguarda anzitutto le risorse professionali della scuola. La priorità è assegnata ai docenti (“Bisogna restituire dignità alla classe docente offesa da riforme sbagliate che hanno solo ottenuto l’obiettivo di frustrare e non solo sotto il profilo economico una categoria di lavoratrici e lavoratori che sono da sempre stati fondamentali per la formazione e la crescita dei nostri figli. Stiamo (se non l’abbiamo già fatto) distruggendo un patrimonio che era un’eccellenza del nostro paese”) anche se non si specifica come tenendo conto che l’incremento degli stipendi è uno scoglio difficile da superare[3] e, nell’insieme, una sola delle misure di una strategia di rinascimento delle professioni educative che dovrebbe essere più comprensiva.

Si sottolinea la salienza della scuola nel contesto in cui si trova il nostro Paese (“Conoscenza e istruzione sono lo strumento più potente per riequilibrare un Paese con scarse risorse materiali e popolazione attiva in diminuzione”). L’istruzione come materia prima di un paese senza risorse materiali è un richiamo quanto mai opportuno (di fronte all’indifferenza) e necessario.

In linea generale si tratta di tornare a investire sulla formazione (“Ciò significa invertire la tendenza che ci vede nelle ultime tre postazioni su scala europea per investimenti in formazione: 65 miliardi di euro in Italia contro 127 miliardi in Germania”).

Le misure urgenti indicate da Insieme per la scuola sono: L’incremento degli stipendi agli insegnanti in funzione delle reali ore di lavoro[4] e l’istituzione di un servizio civile obbligatorio e remunerato. La prima misura riprende un ormai rituale obiettivo di successivi governi e ministri dell’istruzione: finché non verrà articolato operativamente si tratterà sempre di impegni retorici, irriguardosi, nel ripetersi periodicamente, nei confronti di chi ha scelto di spendersi professionalmente sui banchi di scuola. La seconda può rappresentare un’opportunità per tutti i cittadini italiani di misurarsi con il servizio agli altri e di diffondere una coscienza civica; nel momento in cui diventa obbigatorio, tuttavia, occorrono efficaci strategie e strutture di implementazione.

2. “Insieme per il lavoro”

La filosofia cooperativa che ispira la Lista diventa una condizione nel campo del lavoro (“Dobbiamo lavorare con il sindacato e discutere di organizzazione del lavoro, di formazione e tutele delle lavoratrici e dei lavoratori, senza contrapporre lavoro, tecnologia, ambiente e salute”. Senza partnership i numerosi nodi che contrappongono istante diverse e toccano ambiti istituzionali diversi non possono essere sciolti. In primis il dialogo con il sindacato.

C’è un’emergenza al momento per il Paese (“Oggi 3,5 milioni di giovani non lavorano e non studiano”), particolarmente grave (“Dieci punti in più della media OCSE”) con conseguenze pericolose anche nel lungo periodo (“Si tratta di una piaga enorme del nostro Paese che sta condannando una buona parte di un’intera generazione ad un futuro di difficoltà“). Non sono fenomeni congiunturali: “Questi giovani avranno cicatrici permanenti nei percorsi professionali e nelle carriere retributive e contributive”. E’ in gioco anche la coesione del Paese che richiede partecipzione, condivisione, appartenenza (“… ritardare a lungo l’ingresso nell’attività lavorativa produce un grave affievolimento del senso civico che già è molto basso nel nostro paese”).

Tra le misure urgenti “Lo sviluppo e la diffusione di conoscenze e competenze in termini di innovazione nella produzione e nei servizi alle imprese, alla persona ed alla comunità”. La scuola è chiamata in causa

3. Insieme per ambiente e qualità della vita

Inquinamento, mobilità, qualità delle case, sono condivisibili tutte le proposte per una rigenerazione ecologica del Paese lungo le linee che ormai sono patrimonio della consapevolezza pubblica. Servono politiche pubbliche in questa direzione, ma senza un profondo cambiamento di mentalità, di abitudini, di costumi e di comportamenti tutto può diventare difficile. Il testo di Insieme è accurato e puntuale, ma la fattibilità è una scommessa.

5. Insieme per la salvaguardia della bellezza e del paesaggio

 La sensibilità per la qualità dell’ambiente e la consapevolezza del valore della bellezza e del paesaggio sono diffuse ed è naturale che diventino il riferimento per un programma politico.

In questo contesto si legge, quasi come un inciso, “Tra le nostre priorità ci sono un’effettiva messa in sicurezza degli edifici scolastici”. Anche solo un obiettivo come questo richiede una continuità d’azione, un investimento e una capacità di messa in opera che hanno fatto fatica a manifestarsi. Inoltre alla messa in sicurezza si aggiungono oggi altre importanti istanze, dal rinnovamento ecologico al’adeguamento alla normativa antisismica per un patrimonio composto da oltre 40.000 unità edilizie.

4. “Insieme per un “Green New Deal” e per il “rinascimento” del sistema produttivo”

La prosa accattivante non deve ingannare. Il tema di un’azione robusta Green New Deal prende sul serio le sfide di oggi, i rischi del Paese e il futuro che incombe. La salienza della formazione e della scuola è sullo sfondo, quasi in secondo piano, ma risulta ineliminabile. Perché l’Italia, “la seconda potenza manifatturiera d’Europa” per conservare la posizione deve “riconsiderare in modo strategico i driver che la influenzano, adattandoli alle nostre competenze specifiche e all’imperativo della creazione di lavoro di qualità”: questo significa anzitutto qualità del capitale umano.

Il documento cita i “poteri economici speculativi che hanno bloccato la crescita dell’Italia” e precisa che “la competitività passa attraverso investimenti nelle risorse umane e nell’innovazione verde”.

Realisticamente gli estensori del programma, pur apprezzando “ lo sforzo di innovazione e la volontà di rilancio della proposta di politica industriale 4.0″ pongono il problema del destino dei settori industriali “meno produttivi, meno utili, meno pronti a cambiare, più fossili” e la priorità d assegnare a “quelli più in grado di trovare mercato in una società in profonda trasformazione”. In entrambi i casi sono indispensabili “risorse adeguate per la riconversione e formazione“.

6. Insieme per l’Europa

La prospettiva è quella di un’ “Europa capace di ridurre le disuguaglianze e far crescere democrazia e coesione”. Il modello di Welfare europeo va difeso anche con “orgoglio”. Va tuttavia adeguato “rendendolo più efficace e maggiormente in grado di rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini europei, alle nuove richieste dei consumatori, oggi più attenti ed esigenti, alle nuove fragilità delle persone più deboli ed alle nuove aspettative delle classi più giovani”.

A questo scopo “Vogliamo un piano Ue di investimenti straordinari per il rilancio dell’Europa sociale da varare al più presto in modo che sia operativo entro il 2019 per dare risposte ai problemi più urgenti dei cittadini del vecchio continente che riguardano un gap negli investimenti da 100-150 miliardi di euro in tutta Europa, anche nei Paesi più ricchi, per quanto riguarda le infrastrutture sociali, in particolare sanità, educazione e alloggi sociali accessibili”.

Il programma di Insieme fa riferimento esplicito al New Deal per l’infrastruttura sociale che Romano Prodi ha elaborato e che indica le priorità per un Piano operativo decennale di investimenti da 150 miliardi: le aree di azione sono infrastrutture sociali, salute, istruzione ed edilizia.

Tra le misure urgenti “un piano di investimenti con una possibile interazione tra pubblico e privato inclusi fondi pensione e assicurazioni per il rilancio dell’Europa sociale nel rispetto del “principio di sussidiarietà” potrebbe interessare l’intera area della formazione professionale mentre la proposta di “investimenti, anche eventualmente attraverso il Servizio civile, nell’integrazione culturale dei migranti” rafforzerebbe le azioni già in atto a livello nazionale.

7. Insieme per il Mezzogiorno

Dalle politiche degli incentivi alle strategie basate sulla fiducia e sulla responsabilità per un futuro del Mezzogiorno come area cruciale per il Paese. La gamma delle strategie è ampia, dagli “interventi di risanamento del disagio sociale” alla qualità dell’istruzione superiore (“Puntare sul Mezzogiorno significa recuperare un’offerta formativa superiore in grado di frenare lo spopolamento delle Università, fermare l’emorragia di giovani formati e attrarre nuova forza intellettuale dalle altre aree del Paese e dell’Europa”).

8. Insieme per l’agricoltura, la biodiversità e gli animali

Le nuove impostazioni delle politiche agricole nazionali ed europee derivano da scelte di svolta rispetto alla tradizione. Non ci sono riferimenti diretti alla formazione, ma tutta la filiera degli istituti secondari di settore, inclusa la formazione tecnica superiore, è coinvolta e può diventare un attore determinante per il successo, nel breve e nel medio periodo, delle nuove scelte strategiche.

9. Insieme per i nuovi diritti, la salute pubblica e un nuovo welfare

L’Accesso gratuito agli asili pubblici è un traguardo sempre più condiviso tra i programmi per le elezioni del 4 marzo. Richiede, tuttavia, qualche precisazione nel senso di capire se la misura della gratuità è riservata ai nidi creati e gestiti dagli enti locali o si estende alle strutture aperte al pubblico a prescindere da chi ne è gestore. Nel primo caso la misura avrebbe un effetto limitato e in ogni caso dovrebbe essere cifrato (Cottarelli parla di 1,1 milioni di euro tenendo conto di quanto spendono le famiglie). Rimane non determinato se la gratuità viene assicurata con bonus o voucher o attraverso l’organizzazione pubblica. Non è chiaro se si intende anche lavorare per l’espansione dei nidi, oggi limitati ad una fascia ristretta. La collocazione, inoltre, dell’accesso agli asili nell’area del welfare non rende evidente la salienza educativa, in funzione di decondizionamento e di sviluppo di talenti, dei servizi per la prima infanzia di cui esistono evidenze scientifiche e che rappresenta una delle più rilevanti innovazione dell’Early Childhood Education and Care (vedi anche decreto legislativo). La formulazione sintetica impedisce, inoltre, di considerare lo spettro dei servizi per la prima infanzia di cui i nidi sono una, pur predominante, tipologia.

L’Approvazione della legge sullo Ius Soli indicata come misura urgente immette nel dibattito elettorale un tema controverso sulla scena politica degli ultimi due anni e, forse per questa ragione, non menzionato esplicitamente nel programma del PD. E’ evidente la necessità di caratterizzare le misure sottese all’espressione (che nella sua semplificazione potrebbe essere fuorviante rispetto alla ponderata ipotesi di regolazione della scorsa legislatura). In realtà la scuola, in questo caso, certamente anticipando la transizione, si è affermata da tempo la cittadinanza scolastica nel senso di piena accoglienza, di funzionale inserimento3. Insieme per il Mezzogiorno

10. Insieme per la casa

Le problematiche relative alle soluzioni abitative, alle difficoltà dell’edilizia pubblica e ai crescenti livelli di portrtà sono aspetti che indicoo indirrttaento sui percorsi scolastici degli studenti.

11. Insieme per la pace e il disarmo

Il ripudio della guerra è agli articoli 11 e 52 della Costituzione: ripudio della guerra e dovere di difesa della patria.Le risorse liberate dalle politiche di pace e disarmo saranno investite sui comparti sociali e civili di spesa pubblica, a cominciare da messa in sicurezza del territorio, istruzione e cultura.

Insieme intende promuovere politiche di Pace per la costruzione e la diffusione di una cultura della pace attraverso l’educazione e la ricerca

Insieme intende prevenire la violenza sociale e promuovere linguaggi e comportamenti liberi dall’odio, qualificando le politiche di istruzione rispetto all’educazione alla nonviolenza, alla trasformazione positiva dei conflitti.

Tra le misure urgenti, un impatto sul sistema formativo delle nuove generazioni è “Sviluppare e potenziare il Servizio civile universale (nazionale ed estero) consentendo ogni anno a 100.000 giovani di partecipare a questa esperienza di cittadinanza attiva”.

12. Insieme per la riforma delle istituzioni

La constatazione iniziale sul fallimento del referendum costituzionale non esclude un interesse per le consultazioni referendarie. “tanto più che altre consultazioni referendarie – come quelle indette dal Veneto e dalla Lombardia lo scorso 22 ottobre – segnalano l’attenzione dell’opinione pubblica almeno per quanto riguarda il rapporto fra regioni e Stato centrale”.

In questa ottica, pur non venendo espressamente menzionata la scuola è un terreno per possibili modifiche nelle competenze rispettivamente dello Stato e delle Regioni. Anche se non rientra nell’ottica della lista Insieme.

13. Insieme per la parità di genere

La sezione si apre con l’affermazione di principio (“Insieme esprime la volontà politica ferma di porre il tema dell’uguaglianza di genere al centro dell’agenda”) e la diagnosi è puntuale e comparativa («Il Global Gender Gap Index 2017, del World Economic Forum, vede l’Italia all’82esimo posto su 144 Paesi analizzati, in caduta libera di 32 posizioni rispetto all’anno precedente, e addirittura al 117esimo posto quando consideriamo solo la dimensione economica”). Le iniziative necessarie tenendo presente che “Nessun cambiamento potrà essere radicato e duraturo se non si agisce sulla cultura”, si collocano a due livelli: da un lato, un lavoro di decostruzione degli stereotipi e, dall’altro, iniziative educative di prevenzione della violenza di genere e di attivazione di percorsi di inserimento professionale e indipendenza economica per le donne che hanno subìto violenza”. E’ evidente che la scuola è parte di una strategia in questa direzione, ma il programma di Insieme si mantiene a livello di principi e tra le misure urgenti, centrate sull’occupazione e imprenditoria femminile, non riportano interventi della scuola.

Considerazioni

L’elaborazione di pregio, la focalizzazione su temi specifici e l’indicazione di misure urgenti possono contribuire per un’agenda innovativa. nel programma c’è un mix di misure di tradizione (incremento di stipendi per gli insegnanti, asili gratuiti per tutti…) con altre istanze di ben altro spessore, ma non tradotte, forse perché non traducibili, in formule operative.

La prosa e i contenuti appaiono innovativi rispetto alle convenzionali formulazioni: lo scenario è tracciato attorno ai nuovi paradigmi per le politiche di un Paese che intende aggredire il futuro, correggendo le distorsioni della globalizzazione, ancorandosi alle proprie ricchezze.

Val la pena di richiamare alcuni tratti distintivi.

  1. E’ il programma in cui il Mezzogiorno occupa un posto di particolare rilievo. Dopo la politica degli incentivi è necessario adottare strategie di responsabilità per fare delle realtà del Mezzogiorno il volano di cambiamenti per il Paese. Un’analisi delle criticità delle scuole del Sud alla luce dei risultati delle valutazione standardizzate potrebbe integrare questa prospettiva: I ritardi del Mezzogiorno sono anche nei risultati di apprendimento degli studenti e, soprattutto, a preoccupare è il permanere nel tempo della fascia di studenti con preparazione non adeguata.
  2. L’incremento stipendiale è un obiettivo condivisibile e condiviso; si tratta di specificare le scelte che si intendono compiere, le fonti per risorse aggiuntive inevitabilmente necessarie, come si colloca un miglioramento stipendiale con lo sviluppo della professione docente; altri problemi, l’isolamento professionale documentato negli studi comparativi, la mancanza di una vera e propria carriera (si vedano ir periodici rapporti Eurydice) nonostante alcune differenziazioni nelle prestazioni, mancanza di misure sull’ età media avanzata.
  3. La formazione permanente e l’investimento per la formazione non sono temi correnti nel dibattito elettorale, ma toccano aspetti rilevanti, anzitutto per il forte ritardo della popolazione del nostro Paese in termini di competenze (dati PIAC) oltre che per l’incertezza della formazione continua come documentano i livelli limitati di persone impegnate nell’aggiornamento, manutenzione e sviluppo del proprio bagaglio di abilità (comparazione con altri paesi). Se la formazione ha un valore strategico è evidente che tutti gli attori dovrebbero scendere in campo. Il Programma afferma correttamente un principio ma appare avaro di ipotesi operative di lavoro. E’ da sottolineare che nel programma di Insieme si va oltre, nel disegnare strategia per la crescita, alle frequentate ipotesi sulla riduzione delle tasse e sugli incentivi per l’occupazione.
  4. C’è un rinnovamento culturale che dovrebbe permeare il mondo della scuola: come è possibile anticipare le transizione in corso senza essere immersi nei flussi di cambiamento. Questo che cosa implica per la scuola? Nuova formazione per i docenti? Interazione intensa, costante e diffusa tra la scuola e le centrali di produzione e sviluppo delle nuove idee e altri fattori per il risorgimento di cui parla il programma.
  5. La distinzione richiesta per una gestione strategica tra settori decotti e aree di frontiera è rilevante anche per il mondo della scuola: occorre una capacità di discriminazione tra le misure che sono efficaci e quelle, pur attrattive talvolta, hanno bassa possibilità di essere implementate o basso prevedibile valore aggiunto. Anche nel campo dell’istruzione il mero attivismo o l’enfasi espansiva possono rivelarsi fallaci. Anche nell’interazione delle scuole i riferimenti devono essere i settori trainanti o ad elevato potenziale rispetto alle domande del futuro.
  6. La contrapposizione tra la ‘miseria’ delle riforme e la ‘nobiltà’ della classe insegnante è uno schema un po’ troppo semplice. Non poche riforme sono fallite e non sono arrivate nelle classi dove operano gli insegnanti, i livelli inadeguati degli studenti hanno, secondo la ricerca scientifica, negli insegnanti la prima tra le cause interne alla scuola. Anche il riferimento al “patrimonio che era un’eccellenza del Paese” andrebbe circostanziato per evitare di far credere che ci sia stata un’età dell’oro nella storia della nostra scuola.

Nella coalizione di centro sinistra il contributo di riflessione e di elaborazione di Insieme può integrare il programma con un indubbio arricchimento in termini di comprensione dello scenario; richiederebbe tuttavia di essere tradotto in termini operativi e cifrato per i costi coinvolti, onde evitare la riproposizione rituale di misure di cui il Paese ha bisogno ma che non ha saputo fino ad oggi tradure in processi concreti. Sull’incremento stipendiale degli insegnanti, ad esempio, o si formulano proposte chiare, sostenibili e con probabilità di condivisione, altrimenti si rimane ancora prigionieri, come è avvenuto ricorrentemente in passato, di una retorica che oggi potrebbe avere un esito contrario rispetto alle aspettative di chi l’ha formulata.

 

[1] Accanto al valore delle politiche dell’inclusione che hanno caratterizzato il nostro sistema scolastico le analisi oggi disponibili documentano anche, con l’esame comparativo, la performance migliorativa delle nostre scuole. Il peso dei fattori socio-economici sui risultati scolastici risulta, infatti, meno rilevante rispetto ai valori medi dell’area 0ecd o UE (sole 24 ore)

[2] Stiglitz e Atkinson

[3] Occorre riconoscere realisticamente che al momento lo stipendio degli insegnanti del nostro Paese hanno riconoscimenti economici limitati rispetto a quanto avviene in altri paesi dell’Unione europea (cfr Eurydice 2018), che il salario esistente pone alcuni docenti nell’area degli 80 euro e che solo nel 2018 a poche settimane dalla consultazione elettorale è stato siglato il contratto di lavoro scaduto nel 2007-09

[4] Il riferimento alle reali ore di lavoro potrebbe essere letta come un cenno ad una questione che viene sollevata periodicamente sull’attività degli insegnanti. Nelle analisi comparative se gli stipendi degli insegnanti italiani si collocano al di sotto dei valori medi, se si prende in considerazione il numero di ore di lavoro i compensi orari non sono così distanti dai livelli medi. Si tratta di un’analisi complessa che deve tener conto dei regimi di organizzazione del lavoro degli insegnanti e delle tradizioni proprie di ciascun paese.

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