Civica Popolare: appunti sul programma elettorale (2018) per la scuola

Presentandosi come “forza politica popolare e riformista che interpreti una cultura politica di saldi principi europeisti rispettosa delle istituzioni e ancorata ai valori della centralità della persona, dell’impresa, del lavoro, della coesione sociale e dell’anima comunitaria della democrazia” la Lista Civica Popolare è un nuovo soggetto che nasce nel solco della tradizione riformistica e si propone come alternativa al populismo e all’antieuropeismo. La lista Civica Popolare è la quarta gamba della coalizione di centro sinistra e si colloca nell’area dei partiti che hanno sostenuto l’ultimo governo prima dell’appuntamento elettorale.

Il programma elettorale per la scuola è sintetico, ma contiene alcuni contenuti peculiari di assoluto rilievo accanto a proposte migliorative di misure già in corso.

1. Credere nella scuola significa … investire sulla “grande egualizzatrice” che promuove la mobilità sociale, ora rallentata.

La scommessa sulla scuola come fattore di uguaglianza e leva per il superamento delle discriminazioni apre il programma di Civica Popolare e dà il tono all’intera proposta. E’ una posizione che non genera controversie o opposizioni ma non è da tutti sottolineata. Il programma si collega a una tradizione di inclusione e di equità che caratterizza la scuola del nostro Paese, riconosciuta anche recentemente nelle analisi comparative sui livelli di apprendimento degli studenti.

2. La grande battaglia che attende la prossima legislatura è quella contro la dispersione scolastica.

Parlando di dispersione scolastica il traguardo abituale è quello fissato da indicatori europei e così si esprime il programma: “L’obiettivo è ridurre il numero dei ragazzi che abbandonano la scuola al 10% entro il 2020”. Miglioramenti sono stati realizzati negli anni più recenti per arrivare, oggi, a una media del 14% che deriva, tuttavia, da valori molto diversi tra le Regioni del Nord e quelle del Sud. L’obiettivo sembra a portata di mano. Le conseguenze della dispersione sono gravi come si legge nel programma: “Si può dire che si rischia di perdere intere generazioni oltre che una parte ingente del PIL”.

3. Un pacchetto di aree di lavoro

La scuola è un’area complessa e per ogni miglioramento bisogna mettere in campo una pluralità di interventi. Il programma elenca tra i fattori rilevanti: “Una seria e profonda innovazione didattica, la scuola digitale, la formazione obbligatoria dei docenti, la scuola aperta al territorio, il sostegno alla IeFP e l’ampliamento degli ITS”. Sono le azioni efficaci condotte in questi campi che possono sia “restituire fiducia nella scuola”, sia “migliorare l’apprendimento”. Ognuna di esse implica un piano di lavoro specifico.

4. Gli alunni stranieri

Gli alunni stranieri nella scuola, un tema un po’ sottotraccia nella discussione elettorale, viene esplicitamente messo in evidenza nel programma di Civica Popolare. L’approccio adottato per l’intervento e proposto intende superare la fase delle misure speciali, proprie delle stagioni dell’emergenza e, in un certo senso, riflesso di una visione residuale dei problemi. Il tema viene integrato nella “diffusione di un’educazione realmente interculturale per tutti”. C’è un’istanza educativa di fondo che permette di affrontare i percorsi di tutti gli alunni/studenti nelle nostre scuole e, pertanto, occorre un progetto educativa d’insieme.

5. Edilizia scolastica

In linea di continuità con le attività del governo nel periodo (2014-2018) il programma si limita a puntare sulla continuità di azione, considerando ragionevolmente che si tratta di un compito che richiede alcuni anni per essere portato a termine (“Occorre proseguire con gli investimenti in edilizia scolastica per rendere le scuole sicure e funzionali…”).

6. Libertà di scelta educativa delle famiglie

“Ampliare il sostegno alla libertà di scelta delle famiglie” è un obiettivo della Lista e, nel dibattito sulla libertà di scelta educativa, pare privilegiare la creazione di condizioni facilitanti e di strumenti di sostegno alle famiglie. E’ un tema controverso nel dibattito elettorale con posizioni contrapposte.

7. Sistema integrato tra scuola statale e non statale

La possibilità di un’evoluzione dell’assetto del sistema pubblico di istruzione è legata all’integrazione tra scuola statale e scuola non statale. Si tratta di un processo di transizione attraverso misure efficaci di riconoscimento della scuola non statale all’interno di una visione del carattere pubblico del servizio scolastico che vada oltre il quasi monopolio della scuola statale.

8. Alternanza scuola e lavoro

L’alternanza scuola-lavoro, un’importante riforma, deve essere realizzata con un maggiore sostegno di formazione e organizzazione, in modo che sempre più scuole e università possano interfacciarsi con le imprese.

  1. La legge 107/2015

Nel programma non si fa cenno alla Buona scuola, bensì prammaticamente alla Legge 107/2015 riconoscendo che “ha introdotto molte novità”, mettendo mano a un riassetto ordinamentale complessivo allo scopo di rendere concreta l’autonomia scolastica. Molto è stato fatto per risolvere problemi annosi relativi al precariato (quasi 100.000 assunzioni)

anche attraverso l’introduzione dell’organico di potenziamento, ma molto resta ancora da fare,

Un impegno della Civica Popolare riguarda l’equilibrio nel regime di reclutamento degli insegnanti “per fare in modo che i concorsi vengano indetti con cadenza regolare e che i giovani laureati possano accedervi senza lunghe attese”. La stabilizzazione dei precari ha avviato a soluzione un problema storico della nostra scuola, ma rischia di penalizzare i giovani candidati all’insegnamento che si sono, o si stanno, preparando con la formazione universitaria. L’ingresso di giovani studenti risponde anche all’esigenza di attenuare le criticità che possono sorgere in presenza di una popolazione docente con un’età media comparativamente elevata. La possibilità inoltre di un ingresso nell’insegnamento senza logoranti anni di attesa è anche un messaggio favorevole perché giovani studenti scelgano la docente come campo di impegno e sviluppo professionale.

Inoltre, si legge nel programma, “Dopo l’inserimento dei precari è ora il momento di guardare più che all’anzianità di servizio alla qualità dell’insegnamento, favorendo chi ha conseguito la laurea e ha superato concorsi”. Seppur cautamente si indicano criteri di progressione di carriera alternativi al numero di anni di servizio e più centrati sulle competenze dimostrate.

11. Una proposta educativa

In una competizione elettorale caratterizzata da una particolare attenzione ai costi delle proposte avanzate, il programma di Civica popolare esce da questo schema e formula alcuni principi di riferimento per un’agenda sulla scuola. Anzitutto mette a fuoco la priorità di oggi (“La sfida è, oggi, di fornire realmente a bambini/e e ragazzi/e le competenze per esercitare un’educazione alla cittadinanza democratica e attiva in una società complessa e pluralistica”) indicando le strade da percorrere (“dando loro le necessarie conoscenze, il pensiero critico, le relative abilità”).

In questa prospettiva la scelta, caratterizzante il programma, riguarda “l’obbligatorietà dell’insegnamento dell’educazione civica” che introduce una soluzione più incisiva rispetto al modello diffuso attualmente in vigore della Cittadinanza e Costituzione. Per una compiuta istituzionalizzazione, inoltre, si compie una scelta decisa con la previsione di un “voto all’interno del ciclo scolastico“.

Senza superflua retorica il programma richiama la responsabilità della scuola rispetto ai valori fondanti della convivenza e del bene comune (“Spetta alla scuola nel suo insieme garantire il voler vivere-insieme, l’inclusione di tutti gli alunni/studenti a prescindere dalle differenze, la fiducia e la solidarietà reciproca, la cura dell’interesse collettivo e del bene comune”).

12. Un programma di principi, di orientamenti e di qualche misura operativa

Per una forza politica di nuovo conio alle prese con il superamento delle soglie previste per poter pesare nei risultati elettorali da cui dipende, peraltro, il contributo alla coalizione di cui fa parte e la presenza in Parlamento e collocata, il programma, anche sintetico e privo di promesse altisonanti, deve essere caratterizzante. Sul tema della scuola la filosofia educativa che lo permea può integrare i programmi delle altre componenti della coalizione.

Due misure operative (obbligatorietà dell’educazione civica con il voto assegnato a ciascun studente e regolarità dei concorsi per il reclutamento dei docenti) meritano un commento.

La reintroduzione dell’educazione civica potrebbe apparire con tale formulazione un ritorno al passato, come se il contesto, le sfide, i contenuti non fossero radicalmente cambiati rispetto al passato. In realtà si tratta di riprendere e potenziare una delle ipotesi in campo negli ultimi decenni accantonata quando si è optato per l’insegnamento di Cittadinanza e costituzione. Una piena istituzionalizzazione, nel senso di una disciplina ad hoc con la valutazione interna, chiama in causa le condizioni di praticabilità, quale le dotazione aggiuntive di organico, l’ingegnerizzazione curricolare (curriculum, monte ore, continuità dall’infanzia alle superiori…) e ordinamentale (classi di concorso, reclutamento specifico…) della nuova disciplina, la formazione dedicata del personale. Non si può negare che ci siano condizioni favorevole sia in termini di culture professionali e di risorse strumentali sia con il potenziamento degli organici. Si tratta comunque di un processo complesso che potrebbe riattivare il dibattito acceso già sviluppatosi in passato e non è certa la conclusione nel senso indicato dal programma della Lista.

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